Kite Immagini

3/5
I Kite vengono dalla provincia di Pesaro-Urbino e sono un trio di giovani ragazzi dedito a un pop-rock cantato in lingua italiana. Francesco Veroli, Lorenzo Bruciatelli e Roberto Valentini danno alle stampe il loro primo full-length, dal titolo di sapore un po’ progressivo “Immagini”, un dischetto abbastanza loud ‘n clear sia nella proposta musicale che

I Kite vengono dalla provincia di Pesaro-Urbino e sono un trio di giovani ragazzi dedito a un pop-rock cantato in lingua italiana. Francesco Veroli, Lorenzo Bruciatelli e Roberto Valentini danno alle stampe il loro primo full-length, dal titolo di sapore un po’ progressivo “Immagini”, un dischetto abbastanza loud ‘n clear sia nella proposta musicale che nell’artwork, colorato e vivace. Liriche in italiano, ho appena detto, strutture pop-rock che rimandano talvolta ai Litfiba, talvolta a un’inesistente risposta italiana degli Smiths. Tutti i brani si contraddistinguono per semplicità, linearità e chiarezza; la cura nella produzione di Davide Rossi di Pergola, amico della band, rende il prodotto gradevole all’ascolto. I suoni sono ben bilanciati, puliti e nitidi. Particolarmente apprezzabile si rivela il lavoro delle chitarre e del basso, strumenti sempre in primo piano sia nella gestione dei riff che nei gradevoli intermezzi musicali che si incastrano tra una strofa e l’altra; un po’ più anonima è invece la prestazione della batteria, forse troppo monotematica.

L’eccellenza del basso forse è dovuta anche ai precedenti studi di contrabbasso classico di Francesco, che gli hanno fornito una preparazione solida. Per quanto riguarda le chitarre, invece, si sono tradotte alle mie orecchie in uno strano mix tra Johnny Marr e John Frusciante: in particolar modo, le influenze del secondo sono ravvisabili in “Non Sbagli Mai”, sia nei fill-in che nelle ritmiche. Non c’è un brano che, dopo l’ascolto del disco, brilla più degli altri. Tutti i pezzi si lasciano ascoltare senza fatica, anche se forse i Kite avrebbero potuto migliorare un po’ la proposta (perché i brani sono un po’ troppo simili gli uni agli altri) in uno di questi modi: 1) rendendo il tutto un po’ più eterogeneo accorpando diverse influenze musicali o 2) mettendo meno carne al fuoco, dato che 12 brani per un debut sono comunque molti e richiedono un’attenzione e una capacità di gestione che una band alle prime armi ancora non ha. Bene comunque nel complesso la prima prova.

Manuel Ghilarducci

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