Moseek Tableau

3.5/5
Veramente delizioso l’artwork del debut album “Tableau” dei Moseek, trio italiano che ha già sulle spalle diverse serate live in giro per il paese e che propone un alternative rock piuttosto personale contraddistinto da incursioni elettroniche, atmosfere rockeggianti  talvolta lo-fi e dalle linee vocali squillanti di Elisa. Il digipack cartonato, veramente ben decorato, si “chiude”

Veramente delizioso l’artwork del debut album “Tableau” dei Moseek, trio italiano che ha già sulle spalle diverse serate live in giro per il paese e che propone un alternative rock piuttosto personale contraddistinto da incursioni elettroniche, atmosfere rockeggianti  talvolta lo-fi e dalle linee vocali squillanti di Elisa. Il digipack cartonato, veramente ben decorato, si “chiude” con un fiocco di raso piacevole sia da vedere che da “toccare”. Il che mi ha fatto ovviamente intuire sin dall’inizio che dietro tutto questo ci fosse una presenza femminile, che infatti è alla guida della band. Non è molto facile incasellare l’esperienza musicale dei Moseek in coordinate già note…Potrei citarvi i il primo album di Elisa (l’omonimia non c’entra, mi riferisco a “Pipes And Flowers” della cantante di Monfalcone), gli Yeah Yeah Yeahs o i Garbage. Ma in realtà non sono convinto nemmeno io di tutte queste corrispondenze stilistiche, sebbene qualche richiamo sia innegabile. La difficoltà di ricondurre la band a qualcosa di già sentito è assolutamente un pregio, sia chiaro. I Moseek alternano tinte fosche, lente e oscure (l’opener “Mushroom” e il mid-tempo “A Safe Side”) a momenti più aggressivi e drammatici (“No Man’s Land” e “Something To Dig”, a mio parere il brano migliore dell’album). In generale la sezione ritmica si fa sempre sentire in modo forte e chiaro, soprattutto il basso di Fabio, che si impone piacevolmente con le sue linee decise sul resto della band: “About Choices” è di fatto lo sfoggio del suo repertorio tecnico e melodico, di buon livello.

Le buone trovate melodiche, l’attitudine decisa ma al contempo ricercata e la voce della frontwoman, sono i pregi dei Moseek: non è infatti una band di cui ci si possa, nel bene e nel male, dimenticare in fretta dopo averla ascoltata. E questo significa che il segno i ragazzi lo lasciano eccome. Il disco, inoltre, acquista forza con gli ascolti e questo per me personalmente è un grandissimo punto a favore, poiché non si perde il gusto della scoperta e non si fruisce della musica in modo “usa e getta”.
Ora arrivano le “critiche”. Non è certo tutto oro ciò che luccica, perché in effetti, ma questo è un parere personale, l’ascolto completo del lavoro stanca. Stanca perché in ogni brano i nostri hanno tentato di dare tutto quello che potevano (una cosa anche da apprezzare, per carità), mettendoci dentro un po’ di tutto, impastando in modo ancora inesperto stili inconciliabili (facendo stridere tra loro grunge, shoegaze, neo-prog e synth-pop, come avviene in “Airs & Graces”). E sebbene la voce di Elisa sia tecnicamente impressionante, ritengo che la ragazza possa ancora migliorare: le consiglierei di allargare un po’ il range dei suoi registri, cercando di cantare anche in maniera diversa da quella, l’unica, proposta in questo disco. Elisa in “Tableau” canta sempre su note altissime, finendo col risultare prevedibile e forzata nella sua performance. Della serie, il talento c’è (e ce n’è tanto) ma può essere usato meglio. Consiglierei poi l’ “assunzione” di un chitarrista vero e proprio, che possa costituire una figura a parte, in modo che le chitarre non siano relegate a “sottofondo” della voce di Elisa (perché è lei adesso a suonarle). E cercate di variare ancora di più la proposta, nel disco ci sono alcuni punti morti e ripetitivi che non mi entusiasmano molto, come “Crumb” o “A Room & A Kitchen”. Saluto questo debutto e mi auguro di poter sentire parlare ancora dei Moseek in futuro. Avranno, si spera, modo di crescere, di farsi le ossa e di regalarci, chissà, tra qualche anno, uno dei dischi più belli del panorama italiano contemporaneo. Per ora hanno già fatto tanto, e per questo devono essere premiati.

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