New Disorder Hollywood Burns

3.5/5
L’Urbe, forse in virtù anche della propria grandezza, produce incessantemente realtà musicali sempre nuove. L’ennesima che ha contattato la nostra redazione si chiama New Disorder. I cinque romani si presentano con questo dischetto dal titolo che è una dichiarazione di guerra (“Hollywood Burns”) e si ritengono una band che intreccia influenze emo-core, metal e alternative

L’Urbe, forse in virtù anche della propria grandezza, produce incessantemente realtà musicali sempre nuove. L’ennesima che ha contattato la nostra redazione si chiama New Disorder. I cinque romani si presentano con questo dischetto dal titolo che è una dichiarazione di guerra (“Hollywood Burns”) e si ritengono una band che intreccia influenze emo-core, metal e alternative rock. Alle mie orecchie, però, c’è molto di più. L’opener “Sick Feeling As You” mette in evidenza una voce ispirata a quella del vocalist dei Muse e uno stile strumentale fortemente influenzato dal progressive rock. Stilemi progressive pervadono anche le altre tracce, come la successiva “Escape”, dove nella strofa le linee vocali “museggianti” proseguono, ma nel bridge e nel refrain sfociano in tonalità che mi ricordano l’ambiente power metal melodico italiano, di gente come Labyrinth e Vision Divine.

La proposta musicale dei New Disorder è personale, variegata e non può essere ricondotta a un unico genere o stile: anche nei brani più lenti come “Another Hero To Save”, l’alone metal melodico non se ne va e inzuppa il sound del gruppo. “Last Breath” è invece un pezzo che potrebbe essere scritto dai Queens Of The Stone Age, con forti influenze stoner che poi nel refrain ritornano a chiamare in causa il metal melodico. In “Break Out To Disorder” la chitarra si divide tra linee “tirate” e passaggi neo-progressive mentre la voce imita ancora i Muse. Il disco prosegue fino alla finale “Escape Pt. II”, conservando tutte le influenze succitate e non introducendone di nuove. I New Disorder riescono ad assorbire influenze molto diverse tra loro e impastarle così intelligentemente e spontaneamente che sono riusciti ad essere quello che molte band, soprattutto emergenti, non sono: personali. Bravissimi!

Manuel Ghilarducci

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