Nicola Barghi Sunny Day

2.5/5
Il cantautore pontederese Nicola Barghi cresciuto a pane e Beatles si è fatto le ossa suonando dappertutto per la penisola e sconfinando persino in Inghilterra e Scandinavia sotto il sole notturno di quelle latitudini. Un “Sunny Day” tutto particolare ma le sonorità della musica di Nicola Barghi hanno ben poche affinità con il raffinato pop del

Il cantautore pontederese Nicola Barghi cresciuto a pane e Beatles si è fatto le ossa suonando dappertutto per la penisola e sconfinando persino in Inghilterra e Scandinavia sotto il sole notturno di quelle latitudini. Un “Sunny Day” tutto particolare ma le sonorità della musica di Nicola Barghi hanno ben poche affinità con il raffinato pop del nord Europa e molte di più con il britpop della terra d’Albione tant’è che “Italian britpop” oltre a dare il nome al suo tour promozionale è anche la definizione che utilizza per identificare la sua musica. Abbandonata la lingua del Bardo degli esordi l’autore del suo nuovo progetto musicale – che comprende 10 brani più il videoclip del brano “Senza di lei” – si cimenta con la lingua madre per abbordare il mercato discografico italiano sempre restìo riguardo i connazionali che si cimentano in inglese, se non nel panorama indipendente.
Ma non è certo il sottobosco musicale nostrano a cui il cantautore aspira con il suo pop leggero e sbarazzino. Sin dalle prime battute assistiamo all’eclettismo del bravo Barghi a suo agio nelle vesti di singer nostrano, che pare strizzare l’occhio al Paolo Nutini recente e tutta la schiera di cantautori pop inglesi della nuova generazione ma, sebbene il comparto tecnico e musicale sia di buon livello, la scelta di convogliare le melodie nei versi italiani rivela tutta la sua fragilità, con liriche approssimative e scelte stilistiche di dubbio gusto. La nostra lingua riserva molte più varianti linguistiche di quanto si pensi, e riversare le matrici del britpop nelle forme classiche della canzone italiana paga dazio più del dovuto durante tutti i brani dell’album. Meglio va con i due episodi in inglese, “Helsing” e la “Sunny day” che dà il titolo al lavoro mentre il singolo scelto “Senza di lei” è debole ed anacronistico per un panorama florido ed in fermento come quello nazionale. Qua e là riecheggiano schegge di blues che non bastano a risollevare le sorti di un album che non incide, leggero e intangibile, che irradia e poi si eclissa, come una timida giornata di sole primaverile.

Mirko Di Nella

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