Novaroots Demo 2010

3/5
Il cd dei Novaroots provoca un importante effetto sorpresa. Quello che dalle prime note pensavo fosse un demo di world-music si è piacevolmente rivelato come un’alchimia tra il vecchio e il nuovo, i canti e balli popolari del sud italia contaminati da influenze moderne, strumenti sintetici che si alternano a quelli tradizionali tradizionali, secondo le

Il cd dei Novaroots provoca un importante effetto sorpresa. Quello che dalle prime note pensavo fosse un demo di world-music si è piacevolmente rivelato come un’alchimia tra il vecchio e il nuovo, i canti e balli popolari del sud italia contaminati da influenze moderne, strumenti sintetici che si alternano a quelli tradizionali tradizionali, secondo le singole esperienze dei componenti del gruppo. I sei Novaroots, insieme con qualche cambio di line-up dal 2005, ci portano delle rivisitazioni personali di brani già editi, come “A Sud” di Teresa de Sio o “Vulesse addeventare nu brigante” di Eugenio Bennato. Il risultato è interessante, sentire la tammora che scandisce il tempo mentre un synth elabora l’atmosfera non è cosa da tutti i giorni, ovviamente c’è qualche punto più alto e qualche punto più basso.

Questo apice negativo lo tocca “Sei menu nu quarto“, con un incedere che alla lunga innervosisce, tipo una litania più veloce, dove ad alternarsi alle voci sono un uomo e una donna (Fabio Mancini e Elda Salemme) invece che il sacerdote e i fedeli. Una nota a parte devo farla a riguardo del cantato, di cui spesso non riuscivo a capire una parola: i testi sono in dialetto e per chi come me non è avvezzo ad un certo tipo di parlato, nè apprezza i dialetti a prescindere dalla loro latitudine, questo è un punto a sfavore, nonostante siano praticamente basilari per questo genere di proposta. In definitiva però mi sento di dire che il lavoro svolto dai Novaroots è ben fatto e contiene idee interessanti che meritano di essere sentite.

Condividi.