OverFourteen Giudizio Universale

3/5
Dopo alcuni attenti ascolti del disco ho iniziato ad avere una certa simpatia per questa band i cui componenti hanno sicuramente ascoltato tanta buona musica nell’arco della loro vita riuscendo a riproporre, anche se spesso senza la stessa potenza o brillantezza, certe sonorità tipiche di un genere che è ormai in disuso ma che ha

Dopo alcuni attenti ascolti del disco ho iniziato ad avere una certa simpatia per questa band i cui componenti hanno sicuramente ascoltato tanta buona musica nell’arco della loro vita riuscendo a riproporre, anche se spesso senza la stessa potenza o brillantezza, certe sonorità tipiche di un genere che è ormai in disuso ma che ha visto la scuola italiana, assieme a quella inglese, al centro della storia del filone Progressive Rock. La scelta dei suoni è impeccabile, peccato che tutto questo porti ad una grossa mancanza di originalità nella stesura dei brani, basti prendere ad esempio “Giudizio universale”, ballata progressive rock molto ben armonizzata, non troppo originale ma suonata in maniera impeccabile. Personalmente non ho apprezzato molto le qualità canore del cantante ed ho alcune perplessità sulle parti cantate, compreso l’arrangiamento strumentale. ”La paura di vivere” inizia come ballata minore, un po’ noiosa molto italian-pop; fortunatamente il brano si sviluppa in un Rock & Roll non molto convincente, ottimi comunque gli arrangiamenti progressive, citazioni da puristi del genere.

L’influsso di gruppi quali Goblin, Area, Camel è estremamente marcato, ma allo stesso tempo si inseriscono sonorità progressive rock più recenti stile Dream Theater. Si passa poi attraverso brani di diverso genere quali “The Witch”, “Superflash”, in chiara chiave Van Hallen, o “Wc”, Ska-Pop dal testo tendenzialmente ironico, non molto originali, ne’ troppo curati. Con “Route Sixty Six” si ha un ritorno al sound progressive ’70, sicuramente il genere padroneggiato meglio dalla band che invece perde di dinamica quando si lancia in puri riff Rock. I richiami alla scuola del progressive melodico inglese sono evidenti. Ho apprezzato molto la volontà di riproporre delle sonorità progressive ormai in disuso ma sempre bellissime, sfortunatamente tutto ciò non ha portato a qualcosa di innovativo.

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