Paolino Canzoneri Multiverso

4/5
“Chi fa da sé fa per tre”: così recita un celeberrimo proverbio, che mai come nel caso di Paolino Canzoneri corrisponde a verità. L’artista palermitano ha fatto tutto da solo: ha composto, prodotto e suonato tutta la musica di “Multiverso”, ha curato l’artwork del booklet, dove ogni brano è rappresentato da una foto, da lui

“Chi fa da sé fa per tre”: così recita un celeberrimo proverbio, che mai come nel caso di Paolino Canzoneri corrisponde a verità. L’artista palermitano ha fatto tutto da solo: ha composto, prodotto e suonato tutta la musica di “Multiverso”, ha curato l’artwork del booklet, dove ogni brano è rappresentato da una foto, da lui scattata e scelta. Un’Artista con la “a” maiuscola, quindi, che ha alle spalle una vita dedicata alla musica: nato nel 1966, suona la batteria in alcune rock band locali, e nel 1991, interessatosi al panorama electro europeo (verosimilmente a quello tedesco dei Kraftwerk e del krautrock), abbandona i lidi rock per addentrarsi definitivamente nel mondo dei synth e dei campionamenti. “Multiverso”, registrato nel 2009 e uscito nel 2010, è il coronamento di un lungo percorso nel quale Paolino ha saputo affrontare molteplici esperienze e costruirsi una forte identità musicale, in cui l’equilibrio tra evidenti influenze (l’elettronica europea, come detto, di Kraftwerk, Tangerine Dream, Roedelius, Klaus Schulze) e originale personalità è sorprendente.

Qua e là notiamo anche influenze del conterraneo Franco Battiato, quello dei primi dischi, di “Foetus” o di “L’Egitto Prima Delle Sabbie”: a chi legge sarà chiara, se conosce i lavori e gli artisti citati, l’impronta onirica, ambient e talvolta spaziale della musica di Paolino. Il palermitano fonde trip-hop, glitch, electro e ambient con sapiente passione e intelligenza, riuscendo a mantenere l’attenzione dell’ascoltatore al disco anche grazie a melodie ben sviluppate. Ogni brano è un viaggio attraverso la mente di chi l’ha scritto e suonato, che vi condurrà per paesaggi desolati, ambienti intimi e caldi, e proiezioni retro-futuriste. L’album deve essere ascoltato e apprezzato in tutta la sua interezza, ogni amante dell’elettronica, quella autentica di matrice ‘70-’80, dovrebbe volgere la propria attenzione a Canzoneri, artista nel firmamento della musica italiana che porta nel cuore la rivoluzione mitteleuropea inaugurata molti anni orsono da un tale Karlheinz Stockhausen.

Manuel Ghilarducci

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