Syne Boundaries Of Hope

3/5
“Boundaries of Hope” dei torinesi Syne non è un brutto album. Le influenze affondano nel progressive rock degli ultimi anni e in particolare negli Ark di Jørn Lande (cantato e riff taglienti in particolare), ma i torinesi riescono a non suonare come una fotocopia di una fotocopia di una band qualsiasi e a ritagliarsi un

“Boundaries of Hope” dei torinesi Syne non è un brutto album. Le influenze affondano nel progressive rock degli ultimi anni e in particolare negli Ark di Jørn Lande (cantato e riff taglienti in particolare), ma i torinesi riescono a non suonare come una fotocopia di una fotocopia di una band qualsiasi e a ritagliarsi un proprio spaziettino. Da ammirare la capacità di fondere riff in tempi astrusi con ritornelli catchy e con un buon ritmo generale; validi in linea di massima gli assoli. Degne di nota “So What”, la ballata “Another Day” e gli effetti elettronici di “Hurting Words”.

Nulla di nuovo, comunque, ma suonato in modo piacevole nonostante strambe accordature new age. Una produzione più incisiva (in particolare per quanto riguarda la batteria) aiuterebbe enormemente il suono del gruppo, ma immagino che l’auto-produzione abbia pesato su questo aspetto portando a soluzioni più rapide ed essenziali.

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