Syrah Non So Che Giorno E Oggi

3/5
Toscana, terra di ottimi vini e intensa ribellione. I fiorentini Syrah se ne intendono di sicuro e si sente: il loro nome è quello di una squisita uva rossa, mentre la proposta musicale ha radici ben salde nel rock anni ’60. Dato che almeno due dei componenti si fanno fotografare agghindati come i fratelli Gallagher

Toscana, terra di ottimi vini e intensa ribellione. I fiorentini Syrah se ne intendono di sicuro e si sente: il loro nome è quello di una squisita uva rossa, mentre la proposta musicale ha radici ben salde nel rock anni ’60. Dato che almeno due dei componenti si fanno fotografare agghindati come i fratelli Gallagher è automatico accostarli al britpop degli Oasis e di conseguenza ai Beatles, anche se il sound della band italiana è più selvaggio e genuino, facilmente avvicinabile a quello di The Strokes e Arctic Monkeys. In questo lavoro possiamo ascoltare sette composizioni energiche e trascinanti, in cui le intenzioni dei cinque sono chiarissime: riproporre in chiave moderna e originale le sonorità e il linguaggio degli anni ’60. Il bello è che ci riescono molto bene, il loro stile è molto definito ma completo: atmosfere vintage, grinta da vendere e testi ironici in grado di ricreare la tipica atmosfera scanzonata e nostalgica del rock primordiale. “E’ tornata revolution mania” è la frase che rappresenta al meglio il loro approccio.

Il disco intitolato “Non so che giorno è oggi” e registrato da Alessandro Secci (voce), Niccolò Frosali (chitarra e voce), Jacopo Pinzuti (chitarra e voce), Giacomo Canzani (basso), Daniele Magnani (batteria) inizia con “Style rock’n’roll”, la cui strofa ritmata ricorda molto l’andamento di alcune canzoni beat italiane. La seconda traccia “Fiaba” ha un ritornello melodico ottimamente collegato con la strofa. Il pezzo più aggressivo del disco è “Revolution mania”, dall’incisività degna delle migliori garage band. Notevole la chiusura caratterizzata da voci mandate al contrario mescolate alla ritmica della base. Questo pezzo denota un’ottima capacità nel ricreare le sonorità del rock anni ’60, sfumature psichedeliche comprese. In “Quello che è già mio” incontriamo tempi rallentati nella strofa e un ritornello molto cantabile. “Sorridere” ha un testo molto ironico, belli i cori e l’arrangiamento. “Arancione” è il pezzo che più si avvicina allo stile degli Oasis, belle le idee di testo e musica, espresse nel modo giusto. L’ultimo brano “Dov’è” lo sintetizzerei così: chitarra acustica, voce e citazioni. Questa canzone infatti è veramente simile a due celeberrime rock ballad: “Wonderwall” e “Time of your Life”. La melodia e il ritmo sono sicuramente diversi ma il mood del pezzo si avvicina molto agli originali. Comunque in definitiva risulta piacevole, con accenni di pianoforte, suonato da Giovanni Sala.

In conclusione ogni pezzo del promo gode di una propria identità e questo è sicuramente un pregio che rimarca la creatività della band e la capacità di calibrare intelligentemente suoni, dinamiche e strutture. L’unico appunto che mi sento di fare è l’utilizzo della voce di Alessandro: il timbro è perfetto ma cantare tutto nel solito stile può stufare, inoltre le liriche in alcuni momenti ne risentono in chiarezza a causa della pronuncia. Parole sfuggenti o leggermente mangiate azzoppano i testi che sono sicuramente divertenti e adatti al genere proposto. Lodevole la produzione e il lavoro di ufficio stampa svolto dallo studio Madcow di Poggibonsi (Siena), capeggiato da Giacomo Betti e Marco Mezzetti. Mi sorge solo un dubbio: costava tanto scrivere la tracklist nel retrocopertina?

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