The Sea Rooftops

3.5/5
Dalla Cornovaglia, terra fascinosa e ricca di folklore, arrivano i The Sea, un duo pop rock,  che giunto a “Rooftops“, secondo disco dopo due anni, è pronto per tentare di scalare le classifiche europee. Dopo l’uscita del loro primo album in Inghilterra nel 2009, hanno girato l’Europa e gli Stati Uniti, arrivando a supportare in

Dalla Cornovaglia, terra fascinosa e ricca di folklore, arrivano i The Sea, un duo pop rock,  che giunto a “Rooftops“, secondo disco dopo due anni, è pronto per tentare di scalare le classifiche europee. Dopo l’uscita del loro primo album in Inghilterra nel 2009, hanno girato l’Europa e gli Stati Uniti, arrivando a supportare in sede live i Muse. I fratelli  D’Chisholme, Peter (voce, chitarra e tastiere) e Alex (batteria, percussioni  e cori) propongono un pop rock mai banale e ricco di contaminazioni dai Beatles ai Cream, dai White Stripes ai The Kills, passando per i Coldplay e i Supergrass. Prodotto da John Cornfield (Muse, Supergrass, Oasis, Rezorlight) il nuovo album risulta coinvolgente fin dal primo ascolto. Si inizia alla grande con il primo singolo estratto dal disco: “New York”, un brano di pregevole fattura che racchiude in sé le molteplici influenze del gruppo: una voce graffiante, e l’incedere della batteria, danno una forte carica energetica, i fiati e una bella melodia fanno il resto. La seconda traccia “Where’s the love” è un pezzo in perfetto stile brit pop con un refrain molto orecchiabile. Si passa poi al piano incalzante di “Silly love song” che trasporta l’ascoltatore in un’ atmosfera vagamente barocca e spensierata. Lisergici i toni di “Rooftops of London”, che però diventano più ariosi grazie alle parti vocali di Peter e ai cori.

Un pizzico di Keane si può riscontrare in “Need breathe dream”, un brano molto melodico,  frizzante e pieno di energia. Con “Panic on the Streets of Dalston”, si può assaporare quasi un po’ di quel punk tanto caro all’Inghilterra. La settima traccia è affidata a “Cry”, un breve brano acustico e delicato. “Listen Darling” è un’ altra ottima canzone nella quale si integrano perfettamente le partiture di piano, la voce di Peter e un bel drumming incalzante. Con “Shake Shake” arriva una bella botta di energia punk che fa da preludio all’anthemica “Emily’s Waltz”, che chiude alla grande questo bel disco. Sia ben chiaro, non è un album dal quale ci si aspetta qualcosa di innovativo a tutti i costi, ma delle canzoni orecchiabili e di pregevole fattura. I The Sea hanno le carte in regola per diventare grandi, ma solo il tempo ci saprà dire se sarà davvero così, nel frattempo sarà bene tenerli d’occhio!

Luigi Di Lorenzo

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