Triobrio Deluxe Tre Tigri Contro Triobrio

3/5
“Signore e signori, direttamente da Ferrara, gli indomiti TRIOBRIO DELUXE!” Considerando la copertina raffigurante un circo, con i tre componenti del gruppo intenti a domare un gruppo di tre tigri davanti un pubblico sorridente (a dire il vero uno è triste, forse è un animalista), direi che questa è la presentazione che più si addice

Signore e signori, direttamente da Ferrara, gli indomiti TRIOBRIO DELUXE!” Considerando la copertina raffigurante un circo, con i tre componenti del gruppo intenti a domare un gruppo di tre tigri davanti un pubblico sorridente (a dire il vero uno è triste, forse è un animalista), direi che questa è la presentazione che più si addice loro. Questo “Tre tigri contro Triobrio“, un titolo che sembra uno scioglilingua, è il primo full lenght del gruppo dopo che lo scorso anno era uscito l’EP “Non bravi, ma belli…“, sul quale non posso esprimermi perchè non li ho mai visti in faccia. La proposta è un rock elettronico, con melodie pop e attitudine punk, conditi da testi dissacranti e fuori dai canoni. Un tipo di musica che ben si addice in quei locali (almeno nella mia zona sempre più rari) dove la gente vuole ballare un po’ di rock gridando i ritornelli mentre si dimenano sudati in mezzo alla pista.

30 febbraio“, opener del disco, riflette in pieno questo spirito goliardico e cazzone (in senso buono) del gruppo, che si interrompre nelle 3 seguenti canzoni che ci mostrano un lato più morbido e intelligente, come in “Giorni felici” o “Resto qui“. “Sciami” invece è il brano più aggressivo del lotto, un pezzo che parte in maniera violenta, decisamente diversa da tutto il resto del disco, per diminuire la sfuriata iniziale nelle strofe dalla metrica bizzarra e riprenderla nel ritornello gridato all’unisono dai nostri tre domatori di felini a strisce arancioni e nere. Geniale, secondo me, è invece “Qualcosa che non va“, con un ritornello assolutamente spiazzante e dissacrante, ma che apprezzo molto pure per il suono di organetto che ogni tanto si sente sotto e mi fa tornare in mente gli Who. Nel trittico finale c’è da segnalare la cover di Bugo, “Io mi rompo i coglioni“, rifatta in maniera originale e personale, e “Fai male quando vieni“, dal titolo volutamente ambiguo e con un beat dance niente male. In definitiva un disco piacevole, pregevole e scanzonato, giovane quanto basta per ricevere consensi in una determinata fascia d’età tra gli ascoltatori, che suona fresco ma che penso subirà parecchio l’influenza degli anni.

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