Underground Railroad Moving The Mountain

3/5
Gli Underground Railroad si presentano per l’etichetta ALKA, piuttosto e felicemente attiva nell’ambito della promozione di nuove band nostrane. I ragazzi, in formazione tipicamente rock, ovvero basso, chitarra, batteria e voce, entrano nel mondo del music business con questo “Moving The Mountain”, un disco che si muove all’interno di coordinate massicciamente stoner e hard rock,

Gli Underground Railroad si presentano per l’etichetta ALKA, piuttosto e felicemente attiva nell’ambito della promozione di nuove band nostrane. I ragazzi, in formazione tipicamente rock, ovvero basso, chitarra, batteria e voce, entrano nel mondo del music business con questo “Moving The Mountain”, un disco che si muove all’interno di coordinate massicciamente stoner e hard rock, che ricorda, già dal primo ascolto, un po’ i Queens Of The Stone Age e i Down, con evidenti echi di rock anni ’70 (non so se è un’impressione soltanto mia, ma io ci ho sentito i Led Zeppelin). Il singolo “Black Rain”, che si trova in testa al lotto dei brani, è un manifesto della loro musica ed è stato giustamente scelto come biglietto da visita. Linee vocali graffianti e dirette che richiamano alla memoria i già citati Zeppelin, riff di chitarra groovy, intelligenti e ben costruiti, batteria precisa con colpi ben assestati: questi sono gli Underground Railroad. L’attitudine della band è un pasticcio, quindi, di varie influenze, amalgamate in maniera intelligente ed equilibrata.

Il rock più diretto e viscerale è espresso al meglio nei brani “Same Old Place”, “Chain Gang”, “Drown”; l’anima blues, sporca ma intima e introspettiva, regna in “Rainstorm” (bella ballad, bravi) e “Riverside”; le aperture più stoner e le divagazioni che si spingono sino al limite del rock psichedelico di brani come “Enlightenment” o “A New Machine” arricchiscono la proposta musicale e la rendono ancora più appetibile. Su tutti i brani aleggia l’anima più bluesy di Richie Kotzen, un punto a favore della band, per quanto mi riguarda. Il rischio che corrono le band che si richiamano allo stoner e all’hard rock è quello di proporre dischi senza personalità; fortunatamente i ragazzi sono riusciti pienamente a scongiurare questo pericolo e ci hanno proposto un lavoro personale, sentito, ben suonato e abbastanza variegato, che si lascia ascoltare piacevolmente senza sbuffare troppo.

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