Velvet Rocks Cybernetics Battle

3/5
È un’ambientazione fantascientifica quella che i Velvet Rooks scelgono per il primo album, uscito a marzo del 2010. Un disco di progressive rock-metal con tutti i crismi del caso, sicuramente più vicino alle realtà più contemporanee che alle alle radici musicali storiche del genere (Yes, Genesis). Suppongo, ma non lo so per certo, che “Cybernetics

È un’ambientazione fantascientifica quella che i Velvet Rooks scelgono per il primo album, uscito a marzo del 2010. Un disco di progressive rock-metal con tutti i crismi del caso, sicuramente più vicino alle realtà più contemporanee che alle alle radici musicali storiche del genere (Yes, Genesis). Suppongo, ma non lo so per certo, che “Cybernetics Battle” sia un concept album, incentrato sulla tematica (un po’ inflazionata, a dir la verità) dell’incontro-scontro tra uomo e macchina. Se dovessimo fare dei paragoni tra i Velvet Rooks e altre band citerei Poverty’s No Crime, Threshold, DGM, Stramonio… Si sente qua e là l’influenza dei Dream Theater, una cosa peraltro normale per chi sceglie di suonare progressive metal in questi anni. Tutti i musicisti sono ovviamente molto preparati a livello tecnico, sebbene talvolta si limitino a ripetere la lezione appresa dai mostri sacri del progressive metal. Ma la qualità c’è e si sente, ad esempio nei solos di chitarra, dove Gianpino Margarone si dimostra un chitarrista di gusto, o nelle tastiere, che donano quel tocco di melodia e atmosfera che arricchisce la musica proposta e non la fa morire nelle terribili maglie dell’autoindulgenza; la voce è buona, anch’essa assai tipizzata (è la tipica voce del vocalist di un gruppo progressive metal), ma comunque apprezzabile. Spicca anche un buon basso.

La qualità quindi c’è, il lavoro è ben prodotto, ben confezionato. Purtoppo però l’ascolto risulta un po’ freddo, dato che la band ha posto l’attenzione principalmente sulla qualità tecnica e molto meno sui sentimenti. E, giunti all’ultima traccia, abbiamo un po’ il fiatone di chi ha dovuto ingerire un’eccessiva quantità di materiale, parte del quale, superfluo. Due critiche. Primo: la pronuncia in inglese della vocalist della prima traccia è inadeguata e cozza terribilmente con l’ottima pronuncia che invece ha Salvo Ialuna. Secondo: la bonus track si intitola “Ora So’”, dove “so” è scritto con l’apostrofo. Mi ricorderò, del vostro disco, soprattutto degli ottimi inserti di tastiera (stupendo l’intro di “The Wood Of Crystal”) e di qualche atmosfera interessante (“The Other Side Of My Heart”). So che vi state preparando su un concept album basato sulla Divina Commedia. Sono curioso di sentire cosa ci proporrete in futuro.

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