Zetema Distonie Illegali

2/5
Gli Zetema sono tre ragazzi romani (Riccardo Palluzzi, Giuseppe Fortuna, Giorgio Falusca) che propongono una musica a metà tra il garage rock, il punk (e post-punk) dei Clash, e le sonorità dei primi Litfiba e dei Verdena. La voce in particolar modo ricorda molto quella dei Clash, soprattutto in brani come “Politico” e “Colori”: in

Gli Zetema sono tre ragazzi romani (Riccardo Palluzzi, Giuseppe Fortuna, Giorgio Falusca) che propongono una musica a metà tra il garage rock, il punk (e post-punk) dei Clash, e le sonorità dei primi Litfiba e dei Verdena. La voce in particolar modo ricorda molto quella dei Clash, soprattutto in brani come “Politico” e “Colori”: in quest’ultimo caso assume addirittura qualche venatura dell’ugola di Robert Smith, nei passaggi più rallentati, dove si fa maggiormente espressiva. Ascoltando la seconda traccia tra quelle proposte, intitolata “L’ultimo”, mi sorge però un atroce dubbio: cos’è quella ritmica di chitarra iniziale, se non quella della celeberrima “Smells Like Teen Spirits” dei Nirvana copiata quasi in tutto e per tutto? Se la ascoltate, noterete non solo una semplice somiglianza, ma molto di più; e mi chiedo veramente che senso abbia quest’operazione, dato che quando gli Zetema compongono pezzi in toto originali riescono a fare anche delle cose carine e gradevoli, come la semi-ballad “Dalila”.

Le “citazioni” (uso un felice eufemismo) comunque non si fermano a “L’ultimo”, anche se negli altri brani sono più celate: in “Taxi” abbiamo una miscela di ritmiche di chiara impronta Ramones-iana e di linee vocali che richiamano il vecchio Piero Pelù; in “Vamp” ascoltiamo un mid-tempo che pesca a piene mani dall’epoca post-punk di “Closer” e “Pornography” (rispettivamente Joy Division e Cure), condito da liriche che recitano “Mi guardo intorno e vedo che/nelle vene il vuoto/nei miei pensieri mille teste che si scansano”. Ci sono poi brani come “Qualcosa che non va” che sono lampanti nel significato, e trattano le sensazioni di chi viene abbandonato da una ragazza: “sarà banale dirlo ma non ce la faccio più”.

Salvando soltanto la felice “Dalila”, pezzo ben composto e realizzato, mi chiedo quale possa essere l’utilità, in un panorama nazionale già sovraffollato di band alternative rock di questo tipo, di un nuovo disco uguale a mille altri. Peccato, perché l’amore dei ragazzi per la musica ci sarebbe, ma è ancora troppo presto per parlare di un fenomeno interessante nel caso degli Zetema.

Manuel Ghilarducci

Condividi.