Intervista A Rainy Day In Bergen presentano il nuovo disco

Una singolare line-up che non prevede la figura del chitarrista, una band dal sound originale con influenze disparate dalla classica all’elettronica. Un Album il cui ascolto è un viaggio attraverso una sognante atmosfera dark, come aver vissuto un ordinario giorno di pioggia nell’uggiosa Bergen.Progetto attivo dal 2006 a nome Underscore che esprime una “Una miscela di alternative-electro new wave e prog rock infarcita di attitudini pop per nulla banali ” , caratterizzata da “un sound assolutamente riconoscibile e fuori dall’ordinario” il cui prodotto sono “canzoni che trasportano chi ne ha voglia in un’atmosfera onirica” .La sintesi dell’osservazione che “esiste e persiste all’interno della realtà della band qualcosa di magico ed irrintracciabile apparentemente, soltanto percepibile, qualcosa che permette a questo gruppo di brillare di una luce diversa dalle circostanti.” definisce la band come “un fenomeno inconsueto nel panorama musicale attuale “, “una chicca nel panorama musicale italiano del genere, forse unica.” .

Abbiamo intervistato gli A Rainy Day In Bergen per conoscere meglio la loro musica e il disco di debutto in uscita il 6 Aprile 2012.

A Rainy Day in Bergen. Come nasce la scelta di questo nome?
Il nostro nome è stato Underscore sin dalla prima prova nel 2005 quando nella band c’era ancora un chitarrista, ma una volta terminate le registrazioni dell’album abbiamo voluto dare un rinnovamento al progetto prima di lanciarlo e fare sul serio ed abbiamo cercato anche un nuovo nome che evocasse al contempo la vocazione internazionale della nostra idea di musica ed il tocco dark che caratterizza il  sound dei brani contenuti nell’album. L’idea è ben presto ricaduta su qualcosa che evocasse il territorio musicale nord europeo che ci ha sempre affascinato ogni qual volta ne abbiamo contrapposta l’idea a quella di pochezza che esprime l’ambiente italiano, che tra l’altro dimostra tendenze musicali poco compatibili con le nostre.

Singolarmente come vi siete avvicinati al mondo della musica?
Siamo ragazzi che hanno sempre ascoltato musica, e tutti e 3 abbiamo scoperto il rock relativamente tardi, diciamo in tarda adolescenza, ma siamo accomunati dal fatto che il rock è entrato all’improvviso nelle nostre vite trascinandosele dietro con la sua proverbiale violenza. Ancora ricordo il fuoco che mi divampò dentro (Io, Pasquale) quel pomeriggio in cui ascoltai una musicassetta di Nevermind dei Nirvana e decisi di voler diventare il bassista di una rock band !

Le prime esperienze artistiche come A Rainy Day in Bergen
Come Underscore abbiamo inciso 3 lavori tra demo ed EP autoprodotti tra il 2005 ed il 2008, abbiamo suonato in tutta la campania per anni, partecipato a compilation nazionali in download digitale e aperto qualche buon concerto. La solita gavetta dopo la quale non bisogna certo fermarsi in questo arido territorio underground nazionale!

Il prossimo 6 Aprile uscirà il vostro disco di debutto per la label tedesca AF-Music. Come nasce questo lavoro?
Il lavoro è frutto dell’affinamento del sound proposto via via negli anni attraverso la composizione e la registrazione dei nostri lavori, che è scaturito tutto dal bisogno impellente di sviluppare e vedere finalmente espresse al nostro meglio le nostre idee musicali sfruttando l’assetto stimolante quanto delicato di questa line up insolita.

Quali le melodie e sensazioni che volete esprimere con il disco?
Sicuramente questo album si pone come affermazione del cammino di ricerca di cui sopra.Artisticamente parlando, i brani in questo album racchiudono il sound che è venuto fuori, sicuramente applicato alla nostra idea di composizione che è mirata a giocare con i mille colori dell’armonia al fine di condurre il brano a convergere verso soluzioni melodiche di impatto seppur non banali.

Parliamo dei testi. Quali le tematiche che affrontate in questo album di debutto?
I messaggi contenuti all’interno di questi testi sono  per lo più una raccolta di nostre sensazioni e riflessioni condivisibili dai giovani della nostra generazione – in primis la solitudine latente della vita  contemporanea, l’incertezza e la speranza che noi giovani proviamo di fronte ai grandi problemi del mondo di oggi.

Quali canali avete scelto per la commercializzazione del vostro disco?
Abbiamo cercato una distribuzione all’estero sapendo di poter trovare mercati più adatti alla nostra proposta e infatti abbiamo ricevuto buone risposte dal centro/nord europa fino a stringere un rapporto con la label tedesca AF Music che distribuisce digitalmente sui canali più noti molti dischi del filone dark/wave tedesco e che propone anche distribuzione fisica in CD in molti paesi europei. E noi abbiamo deciso di fruire di entrambe le distribuzioni, in questo periodo di transizione per il mercato musicale.

Quali gli artisti e band che ispirano gli A Rainy Day in Bergen?
La scena internazionale a cavallo tra fine anni ’90 e primi 2000 è stata determinante per lo sviluppo del nostro sound e per l’ispirazione delle nostre composizioni. Ascoltare i dischi dei Radiohead, Perfect Circle, Depeche Mode e Muse ha sicuramente plasmato la nostra idea di musica.

Quali i progetti per il futuro?
Ora come ora vogliamo suonare il più possibile e portare i nostri brani sul banco di prova più importante, che è il pubblico. Ma ormai dalla pietra miliare di questo album che racchiude il sunto di anni di lavoro, stiamo già cominciando a sviluppare nuovi brani per soddisfare la nostra esigenza di suonare nuove cose e continuare il nostro lavoro di ricerca del sound (…che è un nostro pallino).

Idee e aspettative per la vostra carriera artistica
In questo momento difficile per la musica (e non solo) è davvero pretenzioso crearsi aspettative, ma sicuramente la nostra maggiore aspirazione è fare rumore quanto più possibile oltreconfine.

Come vivete l’esperienza Live?
Siamo una band che ha una gran sete di suonare live, complice anche la realtà poco fertile in cui siamo stati calati per anni, ma che vive con grande divertimento il momento in cui la propria musica viene proposta al pubblico. Ci piace essere generosi nelle dinamiche e nei volumi e alternare momenti di energia a momenti di pathos.

Si parla sempre più spesso di streaming musica via web. Un’opportunità per una band emergente o meno? Come vi rapportate con questo fenomeno?
Tutte le risorse streaming a partire dal primo myspace fino agli attuali bandcamp e soundcloud sono stati e sono sempre più un grande strumento di aiuto alla promozione delle band del panorama underground. Siamo sempre stati attenti a sfruttare questi canali per diffondere la nostra musica e trovare nuovi amici che la apprezzassero, in tutto il mondo. Ben vengano anche le realtà nazionali o settoriali come Jamyourself, che per la loro caratteristica di nicchia sono capaci di diffondere in modo meno dispersivo il fermento della nuova musica

Per ascoltare in anteprima il disco di debutto degli A Rainy Day In Bergen visitate il loro profilo Jamyourself.

Alessandro Ghilarducci

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