Intervista Captain Swing presentazione Give In To Swing

I Captain Swing stanno iniziando a farsi conoscere nel mondo degli emergenti, la band di Salerno ha pubblicato “Give In To Swing” che sta ottenendo buoni riscontri. Li abbiamo incontrati per toglierci qualche curiosità: da dove deriva il vostro nome  “Captain Swing”? “Un giorno stavo ascoltando il primo disco dei Cousteau con mio padre e fra i brani dell’album c’era un pezzo strumentale dal titolo “Captain Swing”. Mio padre sapeva che stavo mettendo su una band ma che non si era deciso ancora il nome e, ad un certo punto, mi disse: “perché non vi chiamate Captain Swing?”. Il giorno dopo lo proposi agli altri della band e tutti acconsentirono. Successivamente, ho scoperto che Captain Swing era lo pseudonimo usato, nell’Ottocento, da alcuni rivoltosi inglesi alquanto “facinorosi”, leaders delle Swing Riots, che, attraverso lettere minatorie, attentarono alla vita dei parlamentari della Camera dei Comuni. Probabilmente, abbiamo scelto questo nome non solo per la sua rilevanza storica, ma, soprattutto, perché non ci sembrava affatto un nome”indie”: infatti, il nostro genere musicale è uno swing punk-rock molto romantico.”

Come vi siete conosciuti e da dove è nata questa passione per la musica? Ho conosciuto Gianmario, chitarrista e tastierista della band, alla stazione ferroviaria del nostro paesino salernitano, Baronissi. Aveva il tipico aspetto del rockettaro incazzato, quindi mi avvicinai e parlammo un po’, scoprendo una certa affinità in fatto di gusti musicali. In seguito, formammo una band punk-rock tremendamente sfigata, gli Anemica, che poi si sciolse dopo un anno e mezzo circa. Qualche estate più tardi, feci sentire a Gianmario dei brani che avevo composto, fra cui Stealing Your Music, e creammo i Captain Swing. Salvatore, il bassista, si unì a noi perché amico di Matteo Alfano, ex batterista degli Anemica e della prima formazione dei Captain Swing. Salvatore non è soltanto il bassista, ma, col tempo, si è rivelato il tecnico, fonico, direttore dei cori e factotum della band. Dopo l’abbandono di Matteo, si è inserito Riccardo alla batteria, il quale era già fan della band da tempo. La nostra è sempre stata una formazione a quattro elementi, però, ultimamente, avvertivamo la necessità di un quinto componente. Lo scorso giugno ha cominciato a provare con noi il chitarrista Peppe Foresta che si è integrato benissimo, a livello umano e musicale, e che ora fa parte dei Captain Swing.

Cosa volete esprimere con la vostra musica? Fare musica, fondamentalmente, è una grande passione che nasce dall’urgenza di esprimere se stessi prima di tutto. In generale, Captain Swing è una band che tenta di scrivere belle canzoni che abbiano melodie orecchiabili e chitarre distorte. Per di più, troviamo noioso comporre canzoni nello stesso stile o con atmosfere simili perché ci pare più divertente spaziare fra i generi e sperimentare cose nuove. Infatti, non mi sorprenderebbe se il gruppo, in futuro, iniziasse a creare colonne sonore, musical o brani di un minuto alla Napalm Death. In fin dei conti, adoriamo il “varietà”.

Il vostro primo EP è formato da 4 tracce molto belle e accattivanti che strizzano l’occhio al panorama alternative internazionale.  Spiegateci da dove nascono le vostre canzoni. Le versioni embrionali delle canzoni nascono nella mia camera, poi insieme arrangiamo il brano in sala prove o registrandone un provino. Per quanto riguarda l’ep, i quattro brani che lo compongono sono abbastanza rappresentativi della band, anche se, di recente, stiamo lavorando a canzoni un po’ più new-wave e ballabili. We Swing All Alone è la canzone più chitarrosa e tosta dell’ep: parla, vagamente, di come ci si sente ad essere una “band emergente”, ed è, di base, una canzone auto-celebrativa in cui si elogiano i
nostri sforzi nell’emergere, anche se non so bene da cosa. Benedict è una canzone punk rock col ritornello surf e racconta di una vicissitudine con, appunto, una ragazza dal nome Benedetta. Sgt. Owl è un pezzo ironico in cui si cerca di emulare la Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band inventando questo Sergente Gufo, un personaggio di nostra fantasia che beve e rimorchia le ragazze nei bar. Stealing Your Music, infine, è molto pop e ironizza sul fatto che il mondo musicale sia ormai talmente saturo da rendere impossibile il creare musica innovativa e originale. Infatti, nel testo, immagino di essere diventato un cleptomane di canzoni altrui che, un bel giorno, si ritrova sotto casa un esercito di cantautori derubati pronti al pestaggio.

C’è un momento in particolare della vostra storia recente che vi sta a cuore e vorreste raccontarci? Beh, il passaggio radiofonico in USA di Stealing Your Music e We Swing da parte di Mike Watt (bassista dei Minutemen e degli Stooges) è stata una bella soddisfazione, come l’esibizione al Neapolis Festival di qualche anno fa. Inoltre, girare il videoclip di We Swing All Alone, diretto da Alessio di Zio, in un luna park, facendoci filmare sulle giostre più improbabili con addosso delle pellicce sintetiche, è stato incredibilmente divertente.Anche l’uscita dell’ep e il vedere fisicamente una copia del nostro primo lavoro discografico fra le mani è stato indubbiamente piacevole.

Marco Cella

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