Intervista Esterina Fabio presenta la band

“Esterina è una donna minore”, un gruppo che affonda nel rock le proprie radici e al contempo cerca di sfuggirne. Se chiedessero di definire la loro sonorità con una sola parola il termine da utilizzare sarebbe “concreto”, il loro suono è aspro e difficile come la vita di tutti quelli che vivono della fatica delle proprie braccia. Esterina sono 5 ragazzi di Massarosa, un territorio lacustre dove le coltivazioni finiscono nel lago Massaciuccoli al margine estremo delle luci della mondana Versilia. Esterina nascono 13 anni fa come Apeiron ma dopo circa dieci anni abbandonano il vecchio nome e insieme a Guido Elmi e alla sua NoPop producono il loro primo album: “Diferoedibotte” uscito nel Maggio 2008. A questo, due anni dopo, segue ” Indecorose_esterina.senzacorente“, un cofanetto con Cd più DVD, che riporta il loro primo concerto natalizio acustico. Nel 2011 esce finalmente la loro seconda opera inedita “Come Satura“, nel frattempo collezionano un gran numero di concerti in giro per l’Italia.

Oggi per illustrarci meglio il loro progetto c’è con noi Fabio Angeli chitarra e voce del gruppo, composto anche da Giovanni Bianchini alla batteria, Michele Vannucchi al basso, Lorenzo Del Grande ad occuparsi di  flauti, clarinetto basso, vibrafono, glockenspiel, diamonica, synth, campionamenti e Massimiliano Grasso al piano Rhodes, fisarmonica, armonium, elettronica e seconda voce.

Per iniziare raccontaci come nascono gli Esterina, perché credo che proprio dalle loro radici si capisca quell’etichetta di “rock della bonifia”, che suona così strana a chi viene da fuori della Versilia.
Il “sound della bonifia” è uno scherzo forse persino uno scherno autocostruito. Ci è sempre piaciuto scherzare con le etichette che peraltro nessuno attaccava. Per scherzo ma poi forse neanche tanto abbiamo chiamato il nostro suono (non che ce ne fosse bisogno) come la terra dove siamo più o meno cresciuti, rinfilarne le similitudini le congruenze con essa. La terra di bonifica, di bonifia in dialetto, è una terra nerissima, sa di zolfo, è fertilissima per alcune colture, dopo una giornata di lavoro rende irriconoscibili e poi si muove, galleggia sopra la torba che c’è sotto e poi è strappata per ingegno alla natura. Così ci pareva che fosse una buona idea.

Già il fatto di nascere senza che nessuno vi desse un’etichetta è a parer mio un ottimo venire a la luce, le etichette costringono e caricano di aspettative spesso erronee. Ma se doveste cercare una parentela ad Esterina come costruireste il suo albero genealogico? a parer mio se uno dei due genitori non sono gli Afterhours prima maniera, sicuramente Agnelli è un cugino.
Non amo molto le parentele, sarà che nella mia personale antologia parentale ne colleziona molte che sono rapporti di forza. Preferisco l’amicizia anche se, ora che lo scrivo, mi rendo conto che la semiotica di FB se la sta piegando a forma di miliardi di click. L’affinità forse. Ad ogni modo io non sono amico di Manuel Agnelli anche perché non vorrei che lui stesso se n’offendesse. La paternità esibita dalla prole è una forma di capitalismo tra le più dannose e radicate nel nostro paese.

Tornando alla vostra musica, quali sono le differenze più grandi tra “Diferoedibotte” e “Come Satura”? Come è cresciuta esterina? a me sembra che col passare del tempo si sia arrabbiata sempre di più, si sia fatta più, come dicono dalle nostre parti, “grezza”?
Le differenze sono molte, almeno dal mio punto di vista. Diferoebibotte è stato un disco che raccoglie una storia musicale dipanata in anni, è stato un disco prodotto in uno studio di registrazione da un produttore “famoso” per i suoi successi discografici al fianco del Rossi più famoso d’Italia che non va in moto. Diferoedibotte ha l’ineludibile pregio di avere sottratto il gruppo ai vapori tossici del completo anonimato a cui sarebbe stato destinato e di mostrare ai componenti stessi della band e a una marginale selezione di addetti ai lavori una certa (anche se non completa) infondatezza della loro inettitudine musicale che sembrava ormai passata in giudicato. Come satura è un disco registrato in una casa, senza computer, pensato in un tempo circoscritto e arruolato al compito di narrare il linguaggio di alcuni uomini scampati alla fatiscenza delle vite regolari. Come satura, oltre ad essere una prova di appello è anche un appello della prova, alla prova. Registrare con Fabio Magistrali ha cambiato il volto del gruppo oltre che dare un contributo insostituibile al suo suono.

La scena indipendente italiana è parecchio variegata e piena di giovani (e meno giovani) talenti eppure nelle radio continuano a sentirsi soltanto i soliti noti o le nuove meteore (fortunatamente tali) che escono dai talent; vi siete mai chiesti se in Italia c’è un posto reale per chi non vuol cantare di “sole, cuore, amore”? Proprio l’altro giorno parlavo con un ragazzo belga che fa il musicista e mi diceva che in Belgio esiste un sussidio per chi riesce ad accreditarsi come “artista”, l’Italia è un “paese per vecchi”, un paese che non accetta il cambiamento ma vuole sentirsi le solite canzoni melodiose di 50 anni fa?
Ce lo siamo domandati e ci siamo anche risposti. L’Italia è un paese che non esiste da questa prospettiva. Non c’è un sistema culturale che faccia affari con i grandi ma consenta ai piccoli di tutte le taglie uno spazio strutturato come altrove accade. In alcune zone del paese, più di quanto si creda, c’è il capolarato, in molte aziende quando ti assumono ti fanno firmare la lettera di licenziamento. Come può l’industria culturale diffondersi in un luogo del genere? Non è che l’Italia è un paese per vecchi, di pochi giorni fa è la notizia che dopo tutta una trattativa laboriosissima, passaggi televisivi da Fazio (dove ci sono solo loro) Celentano per la modica cifra di 300.000 euro a sera andrà a S.Remo. Io non ce l’ho con loro che non sono vecchi sono morti, ce l’ho con la stampa che fa i report dal polmone d’acciaio senza dire una parola su questo pattume in mondovisione.

E’ di qualche settimana fa la chiusura di Megavideo, un duro colpo per la pirateria, voi come vi rapportate verso questo fenomeno?
Sì. Credo che siano strutture anche ingegnose e che potrebbero avere un’utilità collettiva, il diffetto più grande che il tipo secondo me è scemo. Cioè uno che ha quelle possibilità e poi le usa solo per accumulare ricchezze in quel modo (macchine, ville etc) è scemo. Cioè se fosse stato lui Pasteur avrebbe inventato il Viagra invece di regalare all’umanità una chance di vita migliore. Megaupload come tutta la struttura che gli sta dietro e d’intorno è ausiliario alla bulimia della nostra società dei consumi. Cioè tutta questa roba che già è troppa di per se non serve. Hanno scambiato l’accessibilità con la libertà, poter accedere ovunque e possedere grazie all’anonimato non è libertà, anzi nel tempo crea una dipendenza pericolosa e un’analfabetismo di ritorno o forse un postanalfabetismo. Avere tutto e non sapere cosa farci. Spero che ce ne vergogneremo.

Simone Forassiepi

 

Condividi.