Intervista Fedor Kesher

Eraserheart“: è questo il titolo dell’interessantissimo disco che nasce dalla collaborazione tra Fabio Mori, in arte Fedor Kesher, ed i The Joule Ltd. Un ottimo esempio di rap nostrano disponibile peraltro in download gratuito. Abbiamo intervistato Fedor Kesher per sapere di più sull’album e in generale sulla sua musica.

Come nasce la collaborazione con The Joule Ltd per il disco “Eraserheart”?
Nasce prima di tutto da una grande amicizia. I The Joule Ltd sono Mato e Matt2nd, due persone che conosco da tantissimo tempo e con cui ho condiviso molto. L’idea di lavorare a questo disco è nata inizialmente quasi per caso, dalla voglia di fare qualcosa insieme senza obiettivi precisi e linee particolari da seguire. E’ stato tutto molto spontaneo: ci si trovava in studio e si iniziava a provare fino a raggiungere un risultato che riuscisse a soddisfare tutti e tre. Io, di mio, per la parte musicale ero presente unicamente in veste di “consigliere”: ascoltavo e dicevo la mia opinione, magari già pensando a possibili testi adatti all’atmosfera del brano. Penso che uno dei punti di forza del progetto sia che, pur avendo gusti musicali in linea di massima diversi, siamo riusciti a realizzare un lavoro in grado di soddisfare tutti e tre quindi non limitato a un genere in particolare ma in un certo senso più ampio.

Qual è il messaggio che volete esprimere con il vostro disco?
Come autore dei testi mi sento un po’ responsabile di questo…! Anche se in realtà penso non ci sia un vero messaggio preciso. Nelle varie canzoni ho messo un po’ di miei pensieri, a volte in maniera “seria”, altre in chiave più ironica. Tuttavia è stata molto spontanea anche la fase di scrittura, non c’è stato niente di studiato a tavolino con un chiaro scopo da perseguire. Mi è stato detto da alcuni che il disco ha un’atmosfera triste e un po’ disillusa… Cosa con cui non sono d’accordo, nel senso che comunque ritengo di aver marcato nella giusta misura l’aspetto positivo di ogni situazione raccontata. Poi alla fine l’ascoltatore ha sempre ragione, quindi magari sbaglio io… ma anche no! Con gli altri comunque non si è mai parlato chiaramente di un messaggio da veicolare. Il tutto è stato fatto in grande armonia, cosa che ha stupito me per primo… Perché scrivendo i testi a volte mi son posto la domanda “chissà se a loro piacerà”.. Poi è andato tutto bene, con magari qualche piccola modifica in alcuni casi. Sul prodotto finito Mato vi dirà di essere in totale disaccordo sul ritornello di “Torino” che abbiamo anche provato a far suonare nei modi più strani in fase di mixaggio… Ma sono davvero piccolezze… Tranne che per Mato, ovviamente!

Come ti sei avvicinato al rap? E qual è il tuo percorso artistico?
Mi sono avvicinato al rap intorno al 2002/2003, con la cassettina di “Così Com’è” degli Articolo 31, che trovai per caso frugando nei cassetti di mia sorella. Da allora e fino a un paio d’anni ho ascoltato quasi esclusivamente rap, per poi cambiare rotta di colpo. Ho iniziato a fare musica nel 2006 e nell’autunno 2009 ho pubblicato uno street album. In seguito ho praticamente abbandonato la musica fino  a questo “Eraserheart” che comunque non considero una prosecuzione di quel cammino… Preferisco vederlo come un nuovo inizio o, mal che vada, un episodio a se stante.

Come ti poni nei confronti del rap italiano? Da chi trai maggiore ispirazione?
Per quanto riguarda il mondo del rap italiano, da nessuno in particolare. Perché, come dicevo prima, ormai ascolto pochissimo rap e per lo più limitato a dischi vecchi in quanto le nuove uscite non riescono a coinvolgermi come succedeva fino a qualche anno fa. La mia ispirazione arriva quindi principalmente da artisti che con il mondo del rap hanno a che fare poco o nulla. Sono orientato su un filone più punk-rock, ma anche pop-rock, un po’ di industrial, un po’ di elettronica. Nella mia playlist trovi dai Social Distortion, agli Shins, da Trent Reznor ai Dropkick Murpheys, dai Pink Floyd ai Clash, un po’ di cantautorato italiano e musica francese… Non c’è una linea guida precisa, ascolto quello che mi piace senza farmi troppe domande.

Per il futuro che progetti avete in programma?
Io sono un grande appassionato di cinema e sto concentrando le mie forze e la mia “vena artistica” su questo campo. Diciamo che mi piacerebbe lavorare a un progetto mischiando musica e immagini… Poi non so se si farà mai una cosa del genere. L’idea di fare un nuovo disco insieme c’è ed è concreta… Al momento Mato è all’estero quindi se ne parlerà in autunno, provando a vedere se i nostri percorsi musicali riusciranno a produrre qualcosa di soddisfacente. Il titolo e la data di uscite dell’eventuale disco comunque le abbiamo già. Ed è un notevole punto di partenza…

Come ti poni nei confronti dell’esperienza Live?
L’esperienza live è sicuramente una delle cose più belle per chi fa musica, oltre che ad essere fondamentale per approcciarsi in maniera differente con il pubblico. Quando suoni dal vivo, se sei bravo, riesci a trasmettere qualcosa in più ed hai la possibilità di creare un legame più forte con chi ti ascolta. Tutti e tre abbiamo avuto diverse esperienze live in passato (Matt2nd è sicuramente il più attivo da questo punto di vista) ma per varie complicazioni non siamo ancora riusciti a fare un concerto targato “Fedor Kesher & The Joule Ltd”… Ma contiamo di farcela prima o poi.
Un obbiettivo che ti poni per il futuroContinuare a riuscire a conciliare la mia vita con le mie passioni, dedicando loro il tempo che meritano. Nient’altro, per il momento.

Alessandro Ghilarducci

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