Intervista Lorenzo Amati presenta i Cardiophobia

I Cardiophobia arrivano dalla provincia di Rimini dove nascono le 2003 e fanno il loro esordio con un primo disco autoprodotto nel 2004. La line up è composta da Giulo Zannini (voce), Eugenio Giovanardi (chitarre), Andrea Bartolini (basso) e Lorenzo Amati (batteria). Un gruppo alternative-rock con testi in lingua italiana ed influenze sia dal panorama italiano che da quello britannico. A presentarci i Cardiophobia è Lorenzo.

Cardiophobia: da dove nasce il vostro nome e come è nata la vostra band?
La nostra band si è originata molto tempo fa, nello stesso modo in cui si sono formati tantissimi altri gruppi: tra i banchi di scuola. La nostra amicizia e la comune passione per la musica rock, ci hanno infatti spinto a formare la nostra band, inizialmente per emulare i nostri idoli. Poi, con il passare del tempo, abbiamo iniziato a comporre musica originale, perché ci sembrava la cosa più naturale da fare. Inizialmente il nostro nome d’arte era Standard Studio, sotto il quale siamo usciti con un demo promozionale. L’avvento del nome Cardiophobia è invece coinciso con un forte cambio di mentalità sia nel modo di rapportarsi alla composizione della nostra musica, sia nel modo di rapportarsi alla realtà circostante. Mi spiego meglio: la cardiophobia è la costante convinzione di avere un cuore malato ed inguaribile, e questa convinzione si riflette ripetutamente nelle nostre canzoni e nei nostri testi. Se infatti originariamente le tematiche dei nostri brani erano più esistenziali, le tracce di Cardiophobia sono invece molto più introspettive, risultato di un dialogo costante con il nostro io cardiophobico, che si riflette nella rabbia delle distorsioni, nelle atmosfere soffuse, nella malinconia dei testi.

E la vostra musica? Quali sono i fili conduttori della vostra carriera artistica?
Possiamo dire che il trampolino di lancio per la nostra carriera artistica sia stato l’importante piazzamento a Sanremo Rock 2009, in cui ci classificammo secondi. Infatti, se avevamo già ottenuto diversi riconoscimenti grazie al nostro primo demo (Vol. 1), quel risultato ebbe l’effetto di infondere in noi la sicurezza che stavamo proponendo qualcosa di valido e convincente, dandoci la spinta per continuare con maggiore intensità il nostro lavoro. Da Sanremo Rock in avanti, siamo stati costantemente presi in un vortice, che ci ha condotto a conoscere il nostro produttore, Nicola Rosti, il quale ci  ha portato in Settembre Records, fino al cambio di nome in Cardiophobia, l’uscita del disco, l’apertura a Giorgio Canali, la partecipazione a Jack on Tour con i Linea 77, scelti dagli Afterhours, il concerto con Roberto D’ellera e Rodrigo D’erasmo all’Urban di Perugia, le numerose recensioni positive, e da non dimenticare, l’uscita su Repubblica XL.

San Remo 2012 trionfa Emma Marrone reduce da uno dei molti talent shows in circolazione. Come vi ponete nei confronti di questo fenomeno?
E’ un fenomeno che esiste e bisogna prenderne atto. Oggigiorno i talent shows la fanno da padrone, anche perché sono diventati il punto di riferimento delle major discografiche, che li hanno identificati come l’ultima macchina da profitto rimasta nel mondo della musica. Questo meccanismo rischia però di creare dei fenomeni “usa e getta”, da sfruttare nel momento di massima popolarità e da abbandonare, una volta esaurita la spinta mediatica. Poi ovviamente, tra i tanti, possono anche uscire fuori delle personalità artistiche durature. Tuttavia, personalmente, questo mondo scintillante non ci appartiene. Preferiamo lavorare ogni giorno nei sotterranei della nostra sala prove, per migliorare sempre di più l’intesa artistica e l’affiatamento live, continuare a fare la nostra gavetta passo per passo, certi che un giorno o l’altro questi sacrifici saranno sicuramente ripagati.

E voi in che modo cercate di emergere?
A nostro modo di vedere non esiste un canale preferenziale per emergere. Una serie di azioni che matematicamente possano portare grande visibilità alla tua musica. Ognuno delle centinaia di artisti emersi dal panorama underground, potrebbe dare una versione diversa sul tema. Innanzitutto noi crediamo nella validità e nella bellezza della nostra musica: senza una proposta adeguata, è molto difficile farsi notare. Inoltre crediamo che una band emergente debba essere pronta e attiva su ogni campo: stampa, webzine, fanzine, radio, web radio, videoclip, social networks, live contests, e chi più ne ha più ne metta. Ma senza trascurare ciò che conta veramente: la musica e l’approccio live. Perché si potranno avere milioni di fan e recensioni, ma ciò che conta veramente è dimostrare ciò che vali non solo sui dischi, ma soprattutto sul palco. Contare su un approccio live dall’impatto visivo, sonoro, emotivo, molto forte, può essere il valore aggiunto che può sicuramente portare a compiere quel salto di qualità da sempre desiderato.

E nei confronti del web? Quanto credete nella promozione attraverso internet?
Come abbiamo già accennato, crediamo che la promozione attraverso internet sia davvero molto importante. Per una band al giorno d’oggi, la presenza o meno sui principali canali web è una vera e propria carta d’identità, contenente informazioni, curriculum, canzoni, recensioni, notizie, videoclip. Insomma uno standard minimo. Ed è’ inutile dire che se non ci sei, è come se non esistessi. Bisogna inoltre evidenziare il ruolo delle centinaia di webzine sparse sul web, che valorizzano e danno visibilità alle migliaia di band nostrane, che in un momento definito di “crisi”, stanno attraversando a nostro avviso un momento di grande esplosione creativa.

Il vostro ultimo disco “Cardiophobia” ha avuto molte recensioni positive. Come è nato questo lavoro?
Eravamo molto orgogliosi del nostro disco “Cardiophobia”, ancor prima che ricevesse un tale plebiscito di critiche positive. Appena finite le registrazioni, eravamo convinti di avere in mano un disco ricercato, ben fatto, frutto di un duro lavoro, che nel bene o nel male non avrebbe potuto lasciare indifferenti gli ascoltatori. Certo le recensioni positive sono state una conferma alle nostre certezze, ed anche se un pochino ce lo aspettavamo, anche noi siamo stati piacevolmente sorpresi dalle parole di elogio della maggior parte delle webzine, anche quelle più severe ed intransigenti. Il disco è nato prima di tutto da una composizione molto fruttuosa e da un intenso lavoro in sala prove, che è stato condensato e direzionato verso un’omogeneità sonora, ideologica, tematica, che ha reso “Cardiophobia” un album caratterizzato da sonorità autunnali, distorsioni rabbiose, argomenti introspettivi. Il  lavoro dentro e fuori dallo studio di registrazione, collaborando strettamente con il nostro produttore artistico Nicola Rosti, ha sicuramente contribuito a raggiungere gli scopi che ci eravamo prefissati.

Per quanto riguarda i testi: i temi che amate trattare
I testi contenuti nell’album, anche se toccano sicuramente tematiche differenti, sono tutti riconducibili al filo conduttore della cardiophobia, ad un costante dialogo con noi stessi che raggiunge il suo climax ideologico proprio nell’omonima canzone, in cui il protagonista cerca di mediare con il proprio cuore le sue emozioni e i suoi sentimenti, ma il dialogo si traduce in una lotta impari che il personaggio è destinato a perdere. Tutto ciò si traduce in ogni aspetto dell’esistenza, nella ricerca di quella felicità, di quella svolta che noi tutti desideriamo, ma che è così difficilmente raggiungibile, anche a causa dei nostri conflitti interiori.

I prossimi progetti dei Cardiophobia
I Cardiophobia non amano stare troppo tempo con le mani in mano, ed è per questo che abbiamo tantissimi progetti in cantiere. Oltre ai numerosi concerti che stiamo facendo, e i nuovi articoli su di noi che stanno uscendo ogni giorno, siamo già al lavoro sulla produzione di un nuovo videoclip, e su una nuova uscita discografica. Poi, ovviamente, continua costantemente il nostro impegno in sala prove, sulla composizione di nuovi brani.

Un vostro rimpianto e un’aspettativa per il futuro
Un nostro rimpianto è quello di esserci a volte persi in passato, e di avere dedicato le nostre forze ad altri progetti, anche se per limitati archi di tempo. Per quanto riguarda il futuro, speriamo che ci riservi soddisfazioni ancora maggiori di quelle che ci sono state riservate finora.

Alessandro Ghilarducci

 

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