Afterhours Padania

3.5/5
Un piede nel rock viscerale, l’altro nella melodia più matura. Padania è il decimo lavoro in studio degli Afterhours e balza tra i due stili con estrema facilità. Sono entrambe facce di un disco che sa avvolgerti tra le corde acustiche di “Costruire Per Distruggere” e scuoterti, un attimo dopo, con i ritmi compulsivi di

Un piede nel rock viscerale, l’altro nella melodia più matura. Padania è il decimo lavoro in studio degli Afterhours e balza tra i due stili con estrema facilità. Sono entrambe facce di un disco che sa avvolgerti tra le corde acustiche di “Costruire Per Distruggere” e scuoterti, un attimo dopo, con i ritmi compulsivi di Fosforo Blu. La band offre un album complesso e impegnato, che prova a raccontare l’intorno attraverso stati d’animo e immagini.

Il primo singolo estratto è la title-track, una ballad delicata ed emotiva, che chiarisce la “verde” allusione. Il richiamo alle cronache è pura casualità perché stavolta il nome ha anticipato l’intero progetto e risale a circa un anno fa. Padania è “uno stato mentale e non ha confini geografici” dichiara Manuel Agnelli “Non riguarda solo il Nord, ma chiunque sia alla ricerca ossessiva di successo, soldi, potere, così concentrato nella lotta per realizzare i propri sogni che alla fine li dimentica”. Un concetto molto più ampio che può essere liberamente associato e interpretato. Il brano non è l’unico riferimento al sociale. “Terra di nessuno”, ad esempio, si sofferma sul quel senso di dispersione condiviso, mentre “La tempesta è in arrivo” annuncia la perdita imminente di ogni sicurezza.

Riccardo Rapezzi


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