Asap Rocky Long Live Asap

Asap Rocky Long Live Asap 3.5/5
A$AP Rocky è il nigger del momento. Forte di un mixtape (LiveLoveA$AP) incensato dalla critica,  fortissimo di un contratto da 3 milioni di paperdollari mollati sulla fiducia dalla casa discografica, ora è pronto per il debutto. Il ragazzo ha evidentemente ascoltato bene le ultime produzioni di Kanye West, dato che cerca di seguire la strada

A$AP Rocky è il nigger del momento. Forte di un mixtape (LiveLoveA$AP) incensato dalla critica,  fortissimo di un contratto da 3 milioni di paperdollari mollati sulla fiducia dalla casa discografica, ora è pronto per il debutto. Il ragazzo ha evidentemente ascoltato bene le ultime produzioni di Kanye West, dato che cerca di seguire la strada del rap e hip hop dal versante più ‘sofisticato’. Ne viene fuori un disco che, soprattutto musicalmente, punta molto sull’atmosfera e i synth, più che sul beat o i campionamenti. Il guaio è che come album è un po’ un diesel (nel senso che ci impiega diversi pezzi prima di ingranare) e che alla lunga stanca un po’, soprattutto se si considera l’edizione deluxe da 16 brani.

Ma quando arrivano le cose buone, ah, sono proprio buone. “PMW” con la sua atmosfera notturna/orientale funziona davvero, poi a metà il disco esplode col singolo migliore: “Fucking Problems”. Ottimo il rap di Rocky (più accelera, più intrippa, vedi anche “Ticket”), seguito da un’altra ottima linea vocale in “Wild For The Night” dove l’apporto di Skrillex ci sta bene, senza sbrodolare. Semplice imitazione di Kanye West in “Fashion Killa”, molto meglio la conclusiva “Like I’m Apart” con Florence+The Machine.

Vale tutti i soldi che si è beccato? Forse. Di sicuro c’è del potenziale, ma è ancora materiale grezzo. Vedi certi cliché come i click del ferro, come la voce in autotune da badass e in generale i testi a livello scuole medie. Figa Soldi Erba. Ok. Va bene, Rocky non è certo per l’amore romantico, ma alla fine rischia di sembrare una macchietta del rap. Da tenere d’occhio.

Marco Brambilla


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