Bastille Bad Blood

2.5/5
Anche se il nome forse non vi dice ancora molto, è quasi certo che voi conosciate almeno una canzone di questa giovate formazione britannica. Il pezzo in questione è Pompeii. La classica hit radiofonica che ormai da mesi imperversa un po’ ovunque fino a far storcere il naso ai più snob. Ciò che passa dei

Anche se il nome forse non vi dice ancora molto, è quasi certo che voi conosciate almeno una canzone di questa giovate formazione britannica. Il pezzo in questione è Pompeii. La classica hit radiofonica che ormai da mesi imperversa un po’ ovunque fino a far storcere il naso ai più snob. Ciò che passa dei Bastille approfondendone un po’ la conoscenza è che forse dietro a questo progetto ci sia un po’ di malizia. Ritornelli pompati al massimo, sezione ritmica scarna ma protagonista, inserti di elettronica che non guastano.

Insomma prendete molto di quello uscito dall’indie/pop inglese di questi anni e mescolatelo insieme, non dimenticate di inserire un triangolo da qualche parte (BΔSTILLE/BΔD BLOOD) ed il gioco è fatto. L’album in sé è piacevole, si lascia ascoltare aiutato dalla facilità dei pezzi che mescolano ritmica tribal, beat elettronici, ballad e soprattutto una voce in grado di reggere il tutto molto bene. A tratti Friendly Fires, a tratti Killers e un cantante che a volte si avvicina molto a Yannis Philippakis. Nomi che forse in Italia non dicono moltissimo ma che a Londra, patria dei Bastille, forniscono i riferimenti necessari per posizionare la band all’interno di una cultura musicale estrapolata e portata all’ennesima potenza del mainstream. Oltre al singolo Pompeii l’album offre comunque altri brani meritevoli come la title track Bad Blood, Icarus, la più lenta Daniel In The Den e Laura Palmer.

Giuseppe Guidotti

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