Blondie – Ghosts of Download

blondie-ghosts-of-download-recensione 2/5
Quando la quantità non è assolutamente sinonimo di qualità.

A quarant’anni dalla loro fondazione e a tre anni di distanza da “Panic of Girls” i Blondie, in un clima di celebrazioni coronato da un tour che li ha visti esibirsi a inizio settembre a Milano in una delle loro rare apparizioni nella Penisola, sono tornati con “Blondie 4(0) ever: Greatest Hits Delux Redux / Ghosts of Download” (maggio 2014, Noble ID). Un doppio album, che, accanto alla raccolta di undici grandi successi sfornati dalla band tra l’omonimo esordio del ’76 e quell’“Autoamerican”, che fu il loro ultimo album di successo prima dei diciassette anni di silenzio iniziati nell’82 dopo “The Hunter” e interrotti nel ’99 con “No Exit”, tutti ri-registrati ad eccezione di “Maria” (in versione originale), contiene i dodici inediti (quindici nell’edizione digitale), più la cover di “Relax”, di “Ghosts of Download”. Per i più affezionati l’edizione deluxe contiene anche il DVD di un live del ’77 al CBGB, accompagnato da un poster del tour del ’79 e cinque cartoline realizzate con scatti di Stein.

Ora, che quantità non sia sempre sinonimo di qualità è dato certo e dalla band di “Parallel Lines” – di cui oggi rimane lo zoccolo duro costituito dalla quasi settantenne (arrivarci!) Debbie Harry e dai poco più giovani Chris Stein e Clem Burke – non ci si attende una replica del miracoloso album del ’78, ma “Ghosts of Download” è lontano persino dai toni frizzanti e dalle atmosfere in levare dell’ultimo “Panic of Girls”, del quale non possiede nemmeno l’unitaria visione d’insieme.
L’album si apre con le poco rassicuranti atmosfere latine di “Sugar On the Side” (ft. Systema Solar), riprese in maniera addirittura più pacchiana in “I Screwed It Up” (ft. Los Rakas). Tra i vari featuring compresi nell’album, tra cui spicca in negativo quello che sulla carta poteva presentarsi come il più interessante, ossia quello con Beth Ditto, annegata nell’asfittico refrain di “A Rose By Any Name”, uno sprazzo di luce si intravede solo in “Rave” (ft. Miss Guy). Persino la cover della hit di Frankie Goes To Hollywood, “Relax” (ft. Keilah Beaz, Felicia Dennis & Keisha Williams), a differenza di quanto proposto live, risulta qui arzigogolata e priva del tiro dell’originale.

Il buono di “Ghosts of Download” arriva quando i Blondie fanno ciò che riesce loro meglio, rimanendo fedeli a se stessi, al di là del pur apprezzabile tentativo di ricerca di un sound allineato alla contemporaneità, espresso cedendo alla seduzione latina o alle lusinghe del dance floor in pezzi come “Miles High”, “Take It Back” o nella bonus track “Put Some Color on You”. Erano fuori dal tempo, eppure attualissimi già con il loro capolavoro “Parallel Lines” e con la loro inimitabile miscela di garage rock, punk, new wave, disco, pop e hip-hop veicolata da un’attitudine capace di essere al contempo casual e glamour, e lo saranno con tutti i loro lavori successivi. Non fa eccezione quest’ultimo, che alla fine trova i suoi momenti migliori in pezzi, come il terzo singolo “I Want To Drag You Around”, in cui il mood latino è trattato con maggior raffinatezza che nel resto dell’album, “Winter”, col quel refrain che ricorda i bei vecchi tempi o nel reggae sintetico di “Euphoria” e nella ballata “Prism” (ultima delle tre bonus tracks), dove il connubio Harry-Stein regala ancora un po’ di magia.


Condividi.