Bob Geldof – How To Compose Popular Songs That Will Sell

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Considerata la sua nota ritrosia a fare album tanto per farli (l’ultimo risale a nove anni fa) ed il momento terribile in cui versa la discografia mondiale, era difficile aspettarsi un album da Bob Geldof nel 2011. Evidentemente, però, il creatore del Live Aid sentiva davvero l’esigenza di pubblicare nuova musica e questo disco, a

Considerata la sua nota ritrosia a fare album tanto per farli (l’ultimo risale a nove anni fa) ed il momento terribile in cui versa la discografia mondiale, era difficile aspettarsi un album da Bob Geldof nel 2011. Evidentemente, però, il creatore del Live Aid sentiva davvero l’esigenza di pubblicare nuova musica e questo disco, a partire dallo splendido titolo, si dimostra un piccolo gioiello che forse ascolteranno in pochi, ma che sarà difficile da dimenticare. Basta un solo ascolto per rendersi conto di quanto questo lavoro sia eclettico, complesso e totalmente privo di banalità, ma allo stesso tempo molto accessibile anche alle orecchie meno esperte. La varietà di stili, allo stesso tempo, potrebbe essere considerato anche il limite dell’album, che sembra più l’unione di pezzi concepiti magari in momenti diversi della vita dell’artista piuttosto che in un’unica sessione di registrazione, ma lo stesso Geldof ha dichiarato che si è trattato di un’urgenza improvvisa. L’opener “How I Roll” è già un pezzo da novanta, anche se quasi una novità per colui che ha riunito i Pink Floyd: un blues atipico, con un’atmosfera che potremmo ritrovare nell’ultimo Plant (fantasma che ricorre più volte nell’album); tra i picchi dell’album di certo “Blowfish”, ma anche “Mary Says” e “Blow”.

How To Compose…” è un album classico, nel senso che l’ombra dei classici aleggia dall’inizio alla fine: Stones, Beatles, Dylan e Plant vengono spesso alla mente durante l’ascolto e forse gli anni in compagnia del gotha della musica ha lasciato qualche segno nel buon Bob. A proposito di amicizie “particolari”: tra i vari ospiti dell’album mette gioia la presenza di Roger Taylor dei Queen, che sul Live Aid lasciò una certa impronta…

Luca Garrò

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