Coldplay – Ghost Stories

coldplay-ghost-stories-recensione 3.5/5
Un lavoro intimo e asciutto della band di Chris Martin, che ha lavorato per sottrazione fino a ottenere un prodotto scarno e sincero.

Il 20 maggio i Coldplay usciranno con “Ghost Stories”, nuovo disco che arriva a tre anni da “Mylo Xyloto” e a pochi mesi da “Atlas”, il brano composto per la colonna sonora di “Hunger Games – La ragazza di fuoco”. Per cominciare a parlare di queste loro storie di fantasmi, “Mylo Xyloto” può essere un buon punto di partenza: quanto era enfatico e artificioso quell’album, quanto è intimo e asciutto l’ultimo lavoro della band di Chris Martin, che ha lavorato per sottrazione fino a ottenere un prodotto scarno e sincero, di sole nove tracce più una ghost track.

I fantasmi del titolo, verrebbe da pensare, si chiamano tutti Gwyneth Paltrow. Perché ad ascoltare io testi del disco, sin dall’apertura con “Always in My Head” risulta evidente che il nostro Chris ci è rimasto davvero sotto, della separazione dalla sua famosa (e famosa soprattutto per la sua “simpatia”) moglie. Ma, gli va dato atto, il leader della band non passa tutte i nove brani a lamentarsi e piagnucolare. Tuttalpiù indulge nella malinconia, si prende una pausa lunga un disco per riprendersi dalla botta, il che è piuttosto umano, a ben vedere. E a modo suo ci mette dentro anche un pizzico di ottimismo, come emerge dal finale del secondo pezzo del disco, “Magic”.
A spiccare rispetto al resto dell’album, sono i due brani che più fanno ricorso a elementi di elettronica, ovvero “Midnight” e quella “A Sky Full of Stars” che già è stata data in pasto al pubblico e che è stata prodotta da Avicii, il dj e producer svedese che riesce nell’impresa di confezionare un pezzo con un’attitudine da club, eppure Coldplay nell’anima. Ma forse, l’episodio che convince di più è proprio quello che asciuga fino all’osso, ovvero “Oceans”, dove rimangono solo una chitarra, la voce di Chris e poco più.


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