Damon Albarn – Everyday Robots

damon-albarn-everyday-robots-recensione 4/5
A più di vent'anni dal debutto con i Blur, Damon Albarn pubblica il suo debutto da solista, in cui emerge tutto il divertimento da parte dell'autore nel comporre. Un artista che si rimette in gioco in continuazione, sempre con risultati eccezionali.

Sulla carta “Everyday Robots” è la prima uscita solista del frontman dei Blur. Ma non possiamo certo aspettarci incertezze o imbarazzi da debutto da uno come lui. Se l’ultimo album in studio della band inglese risale ad un ormai lontano 2003 (con “Think Tank”), Damon Albarn negli anni si è sempre dato da fare, con progetti e collaborazioni dei generi più svariati.

Insomma, dallo scioglimento dei Blur si è rimesso in gioco in continuazione e senza timore. Spesso ha azzardato, discostandosi molto dal proprio stile musicale iniziale, ma ha sempre ottenuto ottimi risultati e prodotto materiale eccellente. Lasciando stare gli arcinoti Gorillaz a cui prestava la voce, o altre apparizioni più saltuarie, bisogna assolutamente citare “The good, the bad & the queen” del 2007, splendido album nato in collaborazione con Tong (dei Verve) e Simonon (dei Clash). Tra quelle note si possono trovare a livello embrionale una serie di concetti più riflessivi che in una band tendenzialmente “pop” come i Blur non potevano essere espressi con la stessa libertà. Tutte situazioni che in “Everyday Robots” trovano un naturale proseguimento, come già si sente nella delicata seconda traccia (Hostiles).

Finito il brit pop e sopravvissuto alla grande all’epoca “post-brit”, Damon può azzardare quello che gli pare, solido nel suo personaggio vincente e nel pieno possesso di una genialità compositiva ed eclettica che gli lascia aperte mille possibilità. Il suono scelto per l’album è pulito e convincente. Campionature ed elettronica, sapientemente dosate, si intrecciano con strumenti acustici più consueti, come chitarra e pianoforte, creando una semplicità di suono molto efficace ed elegante. Grande cura di tutti i dettagli per un totale di 12 brani che non possono essere ascoltati superficialmente. Come tipo di progetto musicale può ricordare gli ultimi lavori di Thom Yorke (Radiohead), ma “fortunatamente” Damon Albarn ha nelle sue corde più ottimismo e una maggiore capacità di variare le atmosfere.
Il primo singolo dell’album, “Mr. Tembo”, e l’ultimo della tracklist sono i soli brani definibili “allegri”. “Mr. Tembo” nella sua vivacità si discosta dal resto e ammicca, accattivante, per attirare l’attenzione su un’opera principalmente introspettiva e malinconica. Gli stessi testi sono impressioni personali sul mondo attuale e il titolo dell’album va subito a indicare come argomento principale il quotidiano contrasto e/o convivenza tra umanità e tecnologia.

Ma andando oltre l’apparenza, oltre le note e le parole, la cosa migliore è il riuscire a percepire il divertimento da parte dell’autore nel creare le canzoni. Sembrerà eccessivo, ma si può quasi leggere tra le righe il piacere dell’essere musicista e si immagina Damon sorridere, mentre canta o compone. O più semplicemente, tutto questo è l’effetto di un disco che ripaga in pieno le aspettative.

Martino Codogno


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