[Elettronica/Dance] Chemical Brothers – Further (2010)

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http://www.thechemicalbrothers.com/http://www.emirecords.co.uk/ Nella seconda metà degli anni Novanta i Chemical Brothers furono, insieme ai Prodigy, gli esponenti di punta del cosiddetto ‘big beat’. Oggi questa etichetta è caduta in disuso e può sembrar bislacca, eppure ai tempi chi l’inventò voleva semplicemente definire quello strano ibrido fra musica elettronica e ‘gesti’ platealmente rock che stava monopolizzando il


http://www.thechemicalbrothers.com/
http://www.emirecords.co.uk/

Nella seconda metà degli anni Novanta i Chemical Brothers furono, insieme ai Prodigy, gli esponenti di punta del cosiddetto ‘big beat’. Oggi questa etichetta è caduta in disuso e può sembrar bislacca, eppure ai tempi chi l’inventò voleva semplicemente definire quello strano ibrido fra musica elettronica e ‘gesti’ platealmente rock che stava monopolizzando il Regno Unito, e non solo. Quando si parla di rock s’intende proprio quello da arena, in grado di scalare le classifiche e creare un immaginario collettivo; e allora ecco irrompere dei ragazzini provenienti dalla scena acid house che, a colpi di techno pompata a dismisura e cannonate sparate dai sintetizzatori, cercano di abbattere i monumenti eretti ai miti delle generazioni passate. Per un po’ il gioco funziona, e i nuovi barbari s’insediano a palazzo, poi il clamore scema e anche questa particolare branca di elettronica, spettacolare e un (bel) po’ tamarra, diventa maniera e ‘tradizione’.

“We Are The Night”, la precedente pubblicazione dei Fratelli Chimici, somigliava davvero a un vecchio rudere di un’era passata: scontato e spompato, avvizzito in un tempo non suo, quando invece era stato proprio il vigore giovanilistico a portare Tom Rowlands e Ed Simons alla ribalta. Si pensava, quindi, di trovarsi a che fare con una band che si sarebbe trascinata stancamente sino all’inevitabile scioglimento. E invece ecco il colpo di coda, il disco che non ti aspetti. In “Further” il duo appare totalmente rinfrancato e disposto a sperimentare nuove idee, si rende conto che gli anni passano per tutti e, di conseguenza, muta prospettiva e approccio alla propria musica.

Al contrario dei loro ‘cugini’ Prodigy, recentemente ritornati in auge con il pur ottimo “Invaders Must Die”, i Chemical Brothers non giocano la carta della nostalgia, del ritorno alla furia giovanile. Piuttosto si riciclano quali abili citazionisti, modificando parzialmente il loro stile e assumendo lo status di nuovi esteti dell’elettro rock virato in chiave dance. Resisi conto che il genere da loro praticato ha ormai una lunga storia alle spalle, innestano all’interno delle classiche strutture house e techno molto altro. Così “Further” appare come un ottimo compendio di decenni di elettronica, in cui pochi sono gli episodi deboli e (quasi) tutto funziona a meraviglia. L’approccio pop non è stato perso, e lo testimonia la progressione dell’apripista “Snow”, che inizia con scariche noise e via via s’ingentilisce in suadente melodia, con tanto di voce femminile. Il nocciolo del cd è però la successiva “Escape Velocity”, quasi 12 minuti di orgia acid house, ma questa volta condotta con piglio ‘adulto’ e capace d’inglobare al suo interno ingredienti inaspettati: fraseggi ipnotici di tastiere che citano “Baba o’ Riley” degli Who e di conseguenza il minimalismo di Terry Riley, che però ora è impegnato in un dj set su un carro della Love Parade, e insieme a lui ci sono anche Faust e Kraftwerk intenti a costruire autostrade interstellari; tutto questo con il taglio ‘easy’ e orecchiabile che da sempre contraddistingue la band. Tra gli altri episodi degni di nota, la psichedelia formato dancefloor di “Another World” e quella cosmic rock di “Dissolve”, gli echi My Bloody Valentine di “Swoon”, la techno vecchio stile (unico punto nostalgico del disco) di “Horse Power” e il vintage krauto di “K+D+B”.

A non convincere del tutto è solo la conclusione del lavoro, affidata a “Wonders Of The Deep”, in cui si giochicchia poco e male con il minimalismo, ma tutto sommato è un episodio marginale che scalfisce appena un grande ritorno da parte di un gruppo che ha ritrovato smalto e dinamismo, e che compensa il fisiologico calo dell’ispirazione con una scrittura eclettica e persino raffinata.

Stefano Masnaghetti

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