Farglow Meteors Remotes

Farglow Meteors Remotes 2.5/5
Prima prova per i veronesi Farglow; un album, "Meteors Remotes", dal cui titolo è già possibile immaginare la matrice post-rock che contraddistingue queste nove tracce.

Prima prova per i veronesi Farglow; un album, “Meteors Remotes”, dal cui titolo è già possibile immaginare la matrice post-rock che contraddistingue queste nove tracce. Ci sono voluti poco più di cinque anni per convincere la band a pubblicare il disco d’esordio in uscita per diNotte Records: la ragione va individuata soprattutto nella ricerca maniacale di soluzioni compositive che rendano innocua l’assenza della linea vocale: “niente” secondo la band “di quello che si suona si può celare dietro la forza di una parola”.

Questa urgenza – che non so fino a che punto possa essere valida – è allo stesso tempo una spia: i Farglow non intendono infatti rinunciare ad una generale parvenza pop-rock, dunque il lavoro non presenta dilatazioni tipiche dei gruppi spacy più intransigenti, ma cerca con ostinazione l’attenzione dell’ascoltatore attraverso soluzioni semplici ma ben ordite: curate movimentazioni ritmiche, impreziosite talvolta da brevi pause che permettono di dare incisività alle lunghe suites di arpeggi, qua e là sostenute da strati d’archi che risultano un po’ demodé e senza dubbio pop. In questo senso “Playground” e “Super Red Carpet” sono certamente i brani più rappresentativi: la loro complessità compositiva è perfettamente bilanciata dalla semplicità sonora di un suono pulito e minimale. Apprezzabile anche “Talking About Beatles”, che ricorda certe cavalcate dei Motorpsycho anni ’90, senza però mai giungere alla loro carica adrenalinica. È tutta qui la scommessa: solo nella conclusiva “Radio Ganymede” la band si inoltra – con prudenza – in territori sonori meno scontati, senza mai perdere, tuttavia, la rotta indicata dalla bussola scelta.

Un disco piacevole; che non riesce però a far breccia, soprattutto per la troppo semplice pasta sonora. C’è comunque da apprezzare la determinazione che sta dietro al percorso compositivo; bisognerà vedere fino a che punto riuscirà ad essere efficace.

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