Finley Fuoco E Fiamme

3.5/5
Finalmente i Finley con “Fuoco E Fiamme” mostrano il loro vero volto. Ed è un volto molto meno stereotipato di quanto si potesse immaginare: quello di una band che ha smesso del tutto i panni del gruppino innocuo costruito per esigenze di marketing ai nefasti tempi di “Tutto è possibile”, che ha iniziato a dare

Finalmente i Finley con “Fuoco E Fiamme” mostrano il loro vero volto. Ed è un volto molto meno stereotipato di quanto si potesse immaginare: quello di una band che ha smesso del tutto i panni del gruppino innocuo costruito per esigenze di marketing ai nefasti tempi di “Tutto è possibile”, che ha iniziato a dare segni di vita propria qua e là su “Adrenalina” e che ha lanciato chiari segnali nel bistrattato “Fuori”, che ha segnato la dipartita dei ragazzi da major e santi protettori.
“Fuoco E Fiamme” può essere considerato (d’altra parte lo dicono loro stessi) il primo disco di una nuova era per i Finley. Intendiamoci, non è esente da difetti e senza qualche filler di troppo, con dei rischi in più, avremmo potuto azzardare il top record, ma è un ottimo lavoro, onesto, sincero, carico e chiaro indicatore di un gruppo che sa suonare e che vuole giocarsi le proprie chance alla luce del sole. Ci sono ancora le melodie e la semplicità che ha permesso loro di uscire dall’anonimato a suo tempo, ma c’è l’impatto, la grinta e il sound di una rock band che canta in italiano e ha voglia di convincere anche i detrattori aprioristici che una possibilità se la merita.

I primi cinque pezzi sono tutti importanti: si va dalla velocità di “Fuego” agli up tempo dell’opener (miglior chorus e pre-chorus del lotto) e della titletrack, dalla nervosa e coinvolgente “La Mia Generazione”, al folk rock con Bennato di spessore assoluto e che può davvero diventare una hit. La ballad spezza il disco a metà e non lascia il segno, idem dicasi per “Eva”. “Un Giorno Perfetto” e “Stella Polare” hanno entrambe una struttura pop/rock abbastanza internazionale, sono semplici e solari ma forse troppo lineari. Buone invece “Bonnie e Clyde” (swing rock che mostra come la band abbia voglia di osare – deve e dovrà farlo perché le potenzialità ci sono eccome – anche dove prima magari non poteva spingersi), “Fantasmi” (manata in faccia finale con anche il quasi breakdown conclusivo) e “Neve” (il pezzo più sperimentale del lotto, atmosferico ed elettronico, avrebbe forse potuto durare più a lungo).
“Fuoco e Fiamme” è la miglior release dei Finley di sempre, una base di (ri)partenza importante e necessaria per una band che può sicuramente evolvere ulteriormente nei prossimi anni. Da ascoltare senza paraorecchie, hanno 26 anni e considerato quella che è la proposta media delle nuove leve della musica leggera nazionale, i Finley AD 2012 sono tanta roba.


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