[Indie Pop] Sigur Ros – Með Suð Í Eyrum … (2008)

Recensito da il 16 lug 2008

 

[Folk Pop] Sigur Ros – Með Suð Í Eyrum Við Spilum Endalaust (2008)

Gobbledigook – Inní Mér Syngur Vitleysingur – Góðan Daginn – Við Spilum Endalaust – Festival – Suð Í Eyrum – Ára Bátur – Illgresi – Fljótavík – Straumnes – All Alright

http://www.sigur-ros.co.uk/
http://www.emimusic.it/

Il titolo del nuovo album dei Sigur Rós è un simpatico scioglilingua indecifrabile per i non islandesi (ma tradotto vuol dire “Con un ronzio nelle orecchie suoniamo all’infinito”).
Ad ogni disco dei nostri i due pensieri che si rincorrono e si scontrano sono sempre i soliti: noia mortale o volo sopra le nuvole?  Un po’ tutti e due chioserei, regalando più punti agli esordi.
Infatti i primi dischi avevano una cifra stilistica che affondava le mani fino ai polsi nel post-rock più etereo e sognante aiutato dalla latitudine di provenienza dei quattro e dalla lingua-idioma utilizzata e ideata ad hoc dal frontman. Qualcosa di leggermente diverso da quello che girava da po’ nei dintorni di Chicago insomma.

Ma poi tutto è sembrato davvero sopravvalutato, a tratti indigesto, a tratti pesante. Più sbadigli che emozioni. Anche nei live. Anche se la band viene considerata quasi alla stregue dei Radiohead per una capacità di accarezzare gli ascoltatori e per creare un’atmosfera sognante.
Ma si sa. Molti esagerano, la fama che gira accresce le dimensioni e il quartetto assurge a banda culto senza sconvolgere con i propri lavori seguenti.

Nonostante tutto le novità di questo quinto lavoro sono diverse. Per la prima volta i quattro escono dal territorio amico. Si fanno produrre da Flood, e registrano in diverse location in giro per il mondo, da Reykjavík a Cuba. Per la prima volta arriva un brano cantato in inglese e poi, udite udite si fanno più acustici e più pop.
Rimane poco alla fine. Proprio poco. I mantra, le melodie soffuse, il piglio ancestrale, i pacati tappeti d’archi. Tutto questo ogni tanto ritorna come in passato. Ma qualcosa non va. Rimane poco che si possa trattenere vicino al corazon. Poco sostanza e davvero poco feeling creativo. Un fascino sempre più in calo?

Luca Freddi

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