Guè Pequeno – Il Ragazzo D’Oro

Gue Pequeno Il Ragazzo D'Oro Recensione /5
Che il 2011 sia l’anno dei Club Dogo e, soprattutto, di Guè Pequeno è fuori da ogni dubbio. Dopo il successo dell’album “Che Bello Essere Noi” e della trasmissione Deejay Tv “Un Giorno Da Cani“, esce il suo primo disco solista, “Il Ragazzo D’Oro“, a seguito del grande successo dei due mixtape usciti in collaborazione

Che il 2011 sia l’anno dei Club Dogo e, soprattutto, di Guè Pequeno è fuori da ogni dubbio. Dopo il successo dell’album “Che Bello Essere Noi” e della trasmissione Deejay Tv “Un Giorno Da Cani“, esce il suo primo disco solista, “Il Ragazzo D’Oro“, a seguito del grande successo dei due mixtape usciti in collaborazione con DJ Harsh. Proprio così, l’abilità al microfono di Guè è innegabile e limpida, classe che si somma pezzo su pezzo ed ogni volta l’mc milanese si supera trovando ed inventando un nuovo flow pronto a distruggere il beat.

A conferma di tutto questo, si può citare un pezzo di uno dei brani dell’album, precisamente “Big!“, che fa: ‘E’ dai tempi che hanno ucciso l’uomo ragno frà /che il Guercio entra di corsa con una novità /col rap‘. E questa è la verità; dagli inizi ad oggi l’evoluzione dell’artista così come del personaggio è stata impressionante, una continua escalation fatta di video, singoli, collaborazioni con artisti nostrani e con rapper americani del calibro di Kool G Rap ed Infamous Mobb. Ormai siamo davanti ad una certezza, ad una living legend che continua a calcare (assieme a Jake La Furia e Don Joe, i restanti due terzi dei Club Dogo) i palchi di tutta Italia, con un grande numero di date sold-out, simbolo del riconoscimento da parte del pubblico degli sforzi fatti in più di dieci anni di carriera.

“Il Ragazzo D’Oro” è un disco solido, crudo, fresco ma soprattutto ‘nuovo'; sia a livello sonoro che a livello di contenuti (nonostante la presenza degli immancabili stereotipi del rap, ma ovviamente sarebbe un po’ incoerente rappare versi di qualche scrittura sacra) il lavoro di Guè Pequeno si rivela come una conferma ma anche come una grossa sorpresa; difficile dire se sarà questo il disco dell’anno per l’ambito rap italiano, ma sicuramente questo esordio vede l’mc milanese prendere il distacco rispetto ai suoi colleghi, e questo non può che essere uno stimolo per gli altri a provare a strappare l’ipotetico scettro di re della scena hip-hop italiana.

Concentrandosi sulle tracce dell’album, oltre ai primi singoli “Giù Il Soffitto” e “Non Lo Spegnere” (già apparsa in “Fastlife Mixtape Vol. 2“, ma rivisitata in alcune parti delle strofe) sono da segnalare all’ascolto “Figlio Di Dio” (impari a vivere solo la vita che puoi/ perché quella che vuoi veramente non puoi), “La G La U La E” (parlo di soldi e non va bene perché non li fai/parlo di fighe e non va bene perché non la sdrai/parlo di stile e non va bene perché non ce l’hai/ parlo di roba seria e non va bene perché che ne sai?), “Il Blues Del Perdente (Sei Gradi Di Separazione)” (politici e criminali per cinque sporchi intermediari/per cinque finti ipocriti cattolici valori italiani/fate gli alternativi/cinque punti nel contratto e siete commerciali), “Big!” (in ‘sta roba sono grosso/ il mostro finale/invece che su Mtv/dovrei stare su Animal Planet) e “Da Grande” (da ragazzo ero ancora un bambino/con le parolacce, la rabbia di dire tutto in faccia/lo zaino coi libri mi stava stretto / per fare i soldi veri o sei già ricco o sei disonesto). Una menzione particolare va alla traccia di apertura del disco “Dichiarazione“, che vede Fritz Da Cat nel ruolo di produttore del tappeto sonoro su cui scivolano le rime di Guepek; un incontro, simbolico, tra vecchia e nuova scuola del rap in Italia, in cui il rapper esplicita il proprio ‘credo’ rendendo pubblico l’odio per ciò che lo circonda (hip-hop italiano compreso).

Certamente, il periodo è tra quelli più felici per l’hip-hop in Italia; dopo la Golden Age degli anni novanta, abbiamo la fortuna di poter trovare i dischi nei negozi, vedere i video nei pochi spazi delle tv musicali (forse, ad oggi, sarebbe meglio considerare la piattaforma Youtube come lo spazio idoneo per i video musicali), grazie ai social network si può rimanere costantemente aggiornati riguardo le attività dei propri artisti preferiti. In tutto questo ci si avvicina molto all’idea della musica pop e ciò, anziché esser visto come un essersi venduti, andrebbe visto come una mossa molto intelligente da parte di chi riesce, per meriti propri, a far conoscere il proprio nome ad un grande pubblico a suon di date sold-out e di dischi venduti.

L’opportunità per far diventare il rap italiano qualcosa di più grande di una meteora, c’è.

Gli artisti in grado di poter dare un contributo a livello qualitativo alla scena musicale italiana, ci sono. Non resta che supportare chi, dopo dieci anni di carriera, riesce a far uscire un prodotto come questo che, complessivamente, a livello sonoro non ha nulla da invidiare ai tanto mitizzati dischi dei rapper americani.

Federico Croci

Condividi.