[Hard Rock] Carlos Santana – Guitar Heaven: The Greatest Guitar Classics Of All Time (2010)

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http://www.santana.com/http://www.rcamusicgroup.com/ Santana faceva dischi migliori da drogato, vogliamo parlarne? No. Da “Supernatural” (1999) in poi la solfa è sempre la stessa, vogliamo parlarne? No. E un disco di cover dei più grandi classici di chitarra rock? Ne parliamo volentieri. Certo non è farina del suo sacco, ma vuoi mettere sentire Carlos in qualcosa di diverso



http://www.santana.com/
http://www.rcamusicgroup.com/

Santana faceva dischi migliori da drogato, vogliamo parlarne? No. Da “Supernatural” (1999) in poi la solfa è sempre la stessa, vogliamo parlarne? No. E un disco di cover dei più grandi classici di chitarra rock? Ne parliamo volentieri. Certo non è farina del suo sacco, ma vuoi mettere sentire Carlos in qualcosa di diverso dai recenti pezzi pop su cui ci fa gli assolini intorno? Quando diversi contemporanei di Carlos stanno tornando al sound vintage, il chitarrista latino persevera con i suoi suoni tamarri: produzione moderna, compressa, chiassosa e con tante, tantissime conga e percussione latine sparse ovunque. Sì, c’è sempre di mezzo quel vecchio pazzo di Clive Davis.
Sarà anche un progetto assemblato con determinati fini commerciali in testa, ma Carlos fa comunque la parte del leone consumandosi le dita e tirando fuori tutti i trucchi dal cappello magico.
A questo giro vale la pena una veloce analisi di ogni traccia:

Whole Lotta Love (Led Zeppelin): Chirs Cornell si sgola alla grande. I suoni super-compressi ammazzano un po’ lo spirito di questo classico, ma è un inizio con l’acceleratore.
Sunshine Of Your Love (Cream): Va bene che Santana e Rob Thomas si sono salvati la carriera a vicenda…però basta. Il pezzo comunque è venuto bene, e ha pure delle parti di basso synth da aprirvi in due il sub-woofer.
Can’t You Hear Me Knocking (The Rolling Stones): Scott Weiland si muove a suo agio sul riff di Keith Richards. La coda strumentale finale gode di più con le percussioni latine: ce lo vediamo Santana in cabina di produzione a urlare ‘QUI CI VOGLIO PIU’ CONGA’.
Dance The Night Away (Van Halen): l’inno semi-pedo non è lo stesso senza David Lee Roth. Ci hanno aggiunto solo tastierine che fanno male. E poi omaggiare Eddie Van Halen con questa…
While My Guitar Gently Weeps (The Beatles): probabilmente il pezzo venuto meglio. Il classico di George Harrison è trasformato in smooth pop moderno, con la splendida voce di India Arie protagonista (Yo-Yo Ma invece è come un cannone per cacciare farfalle).
Bang A Gong (T-Rex): Gavin Rossdale si sarà anche stufato di fare i piatti in casa Stefani ma è un po’ monocorde in una cover altrimenti divertente e scoppiettante.
Photograph (Def Leppard): scelta abbastanza curiosa ma cover assolutamente identica all’originale.
Back In Black (AC/DC): troppo facile smontarla solo perché Nas ci rappa sopra; sarebbe come sparare sulla croce rossa. Noi andiamo controcorrente e diciamo che è una versione originale, ma non se ne capisce l’utilità dato che la chitarra di Santana è spesso in secondo piano.
Little Wing (Jimi Hendrix): il redivivo Joe Cocker va fortissimo in questa intesa riedizione (a cui manca un pezzo, però). Un ottimo punto d’incontro tra sonorità nuove e vecchia scuola.
Riders On The Storm (The Doors): una buona versione del classico psichedelico e c’è pure Ray Manzarek in persona alle tastiere. Il tipo dei Linkin Park invece cerca di rovinare la festa.
Smoke On The Water (Deep Purple): cover fin troppo canonica e senza valore aggiunto (conga a parte, ovviamente). La canta il tipo dei Papa Roach, ma potrebbe essere chiunque.
I Ain’t Superstitious (Willie Dixon): messa giusto per far sboronare Santana al massimo. Era meglio quella dei Megadeth.
Fortunate Son (Creedence Clearwater Revival): Ecco, diciamo che dipende molto da quanto vi sta simpatico Scott Stapp dei Creed.

In definitiva una raccolta più divertente che fastidiosa. Sì ok è tutto super paraculato e non vale la pena stare a fare paragoni con l’illustre passato, ma il tutto è ovviamente orientato verso un pubblico di giovani e poco avvezzi al rock classico. Rimane un ascolto spensierato e adatto a testare lo stereo nuovo. Speriamo che invogli qualche ragazzino a scoprire i classici in versione originale.

Marco Brambilla

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