[Hip Hop] The Streets – Everything is Borrowed

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[Hip Hop] The Streets – Everything is Borrowed (2008) Everything Is Borrowed – Heaven For The Weather – I Love You More (Than You Like Me) – The Way Of The Dodo – On The Flip Of A Coin – On The Edge Of A Cliff – Never Give In – The Sherry End –

[Hip Hop] The Streets – Everything is Borrowed (2008)

Everything Is Borrowed – Heaven For The Weather – I Love You More (Than You Like Me) – The Way Of The Dodo – On The Flip Of A Coin – On The Edge Of A Cliff – Never Give In – The Sherry End – Alleged Legends – The Strongest Person I Know – The Escapist

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Etichetta discografica

Mike Skinner, alias The Streets, può essere accostato tranquillamente a Bradly Drawn Boy. Anche se non usa il folk ma l’hip hop. Niente storie di ghetto, mignotte e pistolettate. Mike è uno che riesce a parlare di storie semplici e quotidiane dell’Inghilterra in maniera convincente e spontanea. E questo artista è uno dei tanti che ha saputo usare al meglio (e con personalità) il grande sviluppo che ha avuto l’hip hop nell’ultima manciata di anni, mirato cioè più ad essere un mezzo che una forma sonora.
Ultimamente Skinner aveva dichiarato di essere stufo dell’appellativo di The Streets. Così, ha promesso ancora due dischi (questo e il prossimo) sotto questa egida e per poi chiudere una volta per tutte. Ma non a fare musica.

Comunque sia questo 2008 segna il quarto album nella carriera del trentenne rapper di Birmingham. Lo stesso Skinner ha rivelato che il titolo gli era stato praticamente suggerito da un fan su myspace, e visto che non ne aveva ancora scelto uno all’epoca, l’ha adottato volentieri.
Cover e booklet fotografano paesaggi naturali deserti. E la musica? Piccola svolta. Questo lavoro segna un cambiamento all’interno della sua attitudine sonora. In pratica: storytelling più pop, tra virgolette, meno campioni e beats. Solo una linea o un groove, essenziale e misurato e la sua voce con quell’accento cockney che ormai è un marchio di fabbrica.
Ma le sensazioni che provengono dai suoi dischi sono sempre le stesse. Oltre ai testi che passano dal divertente all’amaro, molto pezzi sembrano vagare nel nulla, ma poi, in maniera inaspettata e all’improvviso, arriva un passaggio di pochi secondi o un ritornello che ti appendono per le orecchie alle casse dello stereo. Grande classe non inganna per questo cantastorie. Vedremo se i cambiamenti apportati si evolveranno ancora verso il prossimo lavoro.

Luca Freddi

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