[Indie Pop] Vampire Weekend – Contra (2010)

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www.vampireweekend.comwww.xlrecordings.com Il secondo album dei Vampire Weekend è comodamente ascoltabile in streaming sul loro sito ufficiale. Mossa lodevole, al passo coi tempi e che offre la possibilità all’ascoltatore di decidere autonomamente se acquistare il disco oppure ‘cestinarlo’. Ma complica terribilmente il mestiere del recensore di turno, bypassando la sua antichissima funzione d’intermediario fra produttore e


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Il secondo album dei Vampire Weekend è comodamente ascoltabile in streaming sul loro sito ufficiale. Mossa lodevole, al passo coi tempi e che offre la possibilità all’ascoltatore di decidere autonomamente se acquistare il disco oppure ‘cestinarlo’. Ma complica terribilmente il mestiere del recensore di turno, bypassando la sua antichissima funzione d’intermediario fra produttore e consumatore. In altre parole: e adesso, che dire?

Semplicemente alcune considerazioni sparse, inerenti più che altro al significato che un lavoro come “Contra” può assumere nel panorama indie odierno. E in quest’ottica il nuovo capitolo di Ezra Koenig e soci non può che uscirne bene, persino meglio del debutto omonimo. Infatti, il suond dei Vampire Weekend continua a farsi sempre più personale, difficilmente accostabile a quello che è venuto prima di loro. Una riconoscibilità di cifra stilistica che, in un periodo di recuperi new wave scontati e stantii, è in grado di fornire una marcia in più al quartetto di New York.

Gli ingredienti base di “Contra” sono, fondamentalmente, gli stessi utilizzati nell’esordio: traiettorie di rock indipendente Nineties e afrobeat immaginato al college, Paul Simon e Peter Gabriel, Talking Heads spesso e volentieri immersi in atmosfere ‘romantiche’ punteggiate di archi e pianoforte, ritmi caraibici a metà strada fra Cuba e Giamaica, wave e world music, ancora Soweto e molta elettronica ‘ingenua’. Ecco, è soprattutto quest’ultima componente a caratterizzare l’approccio alla musica della band nel 2010; paragonate alle prime prove, le composizioni presenti nella nuova pubblicazione spostano il baricentro verso ritmi ancor più ballabili, e la presenza di tastiere ed effetti ‘low budget’ indicano la via per la loro concezione di un indie che dal rock scivola verso un ibrido pop giocato su accelerazioni ‘dance’ e distensioni ‘sinfoniche’. Meno chitarre e più sintetizzatori, in breve: ma il cambiamento è talmente lieve che viene notato solo dopo un po’ di ascolti.

Trentasei minuti compresi tra il chamber pop di “Taxi Cab” e la disco post wave di “Cousins”, ben orchestrati fra atmosfere intimiste e malinconiche e altre più frizzanti e spensierate. I difetti, però, continuano ad esserci e ad essere gli stessi: la voce di Ezra in certi frangenti è quasi grottesca nel tentare di assumere un timbro prepuberale, mentre i testi e il respiro complessivo dei brani presentano un’eccessiva fragilità, risultando piuttosto esili e sin troppo forzatamente disimpegnati.

Nonostante queste debolezze, “Contra” rimane opera parecchio originale e differente da quasi tutto il resto: e, salvo la brutta “Diplomat’s Son” (orribile incrocio fra Smiths ed etno dance, in cui Koenig offre il peggio di sé), le altre nove canzoni si segnalano tutte per un alto livello di songwriting e continui ed interessanti spunti ritmici e melodici. Ad inizio anno abbiamo già un possibile candidato per il titolo di disco indie dell’anno, e per una volta l’hype creatosi intorno ad una band emergente è quasi giustificato.

Stefano Masnaghetti

    

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