Katy Perry – Prism

katy-perry-prism-recensione 2.5/5
Katy Perry è il ghiacciolo alla fragola: è quello che piace a tutti e che finisce prima dalla scatola. Ma rimane solamente acqua congelata, zuccherata e colorata.

Atteso ritorno per Katy Perry, pronta al rilancio con “Prism“: un disco che punta a farle superare quello che, parole sue, è stato un periodo nero. Non sappiamo se si riferisca al recente divorzio (strano che vada a finire così, quando ti sposi un pirla – non eravamo gelosi no no no no) o a Miley Cryus che sta facendo mangiare la polvere a tutte le altre dive.

Katy sostiene che il nuovo album sia più ‘oscuro’ e ‘introspettivo’ dei precedenti. Ora, non sappiamo cosa abbia ascoltato esattamente lei…ma se considera questo ‘oscuro’ e ‘introspettivo’ speriamo non ascolti mai un cd dei JoyDivision, altrimenti la ritroviamo per davvero attaccata alla canna del gas. Il lavoro infatti è il solito bubblegum pop che più rosa non si può, con un lotto di brani che, cascasse il mondo, sono tutti compresi tra i 3 minuti e mezzo e i 4 minuti. Stesse coordinate del precedente “Teenage Dream” (i produttori sono grossomodo gli stessi) ma con una spinta ancora più ballabile, soprattutto nella prima metà della tracklist.

Katy sembra aver trovato la sua dimensione nel pop più innocente possibile, no cattive ragazze, avanti Disney e tutta la famiglia. Basta vedere il singolo apripista “Roar” e il suo video da cartoni animati in carne ed ossa, o le linee vocali elementari e immediate di “Legendary Lovers”. Si balla anche con la blanda “Birthday” e “Walking On Air”, che è pura dance primi anni ’90. “Unconditionally” mette su di un beat minimale la voce a cannone di Katy, finalmente tirata fuori a dovere, ma con soluzioni prevedibili trite e ritrite. Così come è prevedibile il pezzo hip hop (“Dark Horse”) e il solito synthpop stile anni ’80 di “This Is How We Do”. “International Smile” prova pure a piazzare un momento ‘alla Daft Punk periodo Discovery’ ma non si muove un millimetro dal tunztunz e happy music.

Seconda parte ancora più melodica, con lenti obbligatori come “Double Rainbow” e “By The Grace Of God” ma lasciatecelo dire: ogni volta che Katy Perry, con il suo corpo, i suoi milioni e con le sue linee di profumi viene a cantare di insicurezze e amori traballanti ci viene in mente Masini quando cantava “non si può cantare il nero della rabbia coi miliardi”. Uniche soprese il ritmo robotico di “This Moment” e il fatto che le bonus track “Spiritual” e “ItTakesTwo”, presenti nella versione deluxe, siano più interessanti dei pezzi finiti nella scaletta principale.

Katy Perry è il ghiacciolo alla fragola: è quello che piace a tutti e che finisce prima dalla scatola. Ma rimane solamente acqua congelata, zuccherata e colorata.

Marco Brambilla

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