Kurt Vile – Smoke Ring For My Halo

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Torna per il quarto disco lo statunitense Kurt Vile, cercando di trasformare in pop le sue vibrazioni indie. “Smoke Ring For My Halo” è senza alcun dubbio il suo disco più pulito, come produzione, ma non leccato: è una maturazione, non una commercializzazione. Profonde sono le sue radici nel cantautorato americano (Tom Petty e Lou

Torna per il quarto disco lo statunitense Kurt Vile, cercando di trasformare in pop le sue vibrazioni indie. “Smoke Ring For My Halo” è senza alcun dubbio il suo disco più pulito, come produzione, ma non leccato: è una maturazione, non una commercializzazione. Profonde sono le sue radici nel cantautorato americano (Tom Petty e Lou Reed su tutti), anche se, più delle storie, quello che interessa a Kurt è il pezzo in sé.

Prima chitarrista che cantante, la sua voce è gradevole ma un po’ monotona: ha margine di miglioramento ma siamo un passo avanti rispetto ai mormorii del passato…nel mentre, meglio sentirlo pizzicare la sei corde (“Runner Ups”, “Peeping Tomboy”). Il disco è vario e scorre bene, tra musica da viaggio (“Jesus Fever”), romantico pop (“In My Baby’s Arms”) e pure qualche sonorità come i vecchi Stones (“Puppet To The Man”). Non per i fans dell’elettricità, piuttosto per chi cerca una chitarra calda e atmosfera.

Marco Brambilla

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