Lana Del Rey Born To Die
Recensito da Redazione Outune il
03 feb 2012

Ogni brano è una seduzione, una relazione complicata, una dichiarazione di amore eterno a un ragazzo diverso. Ah, matta matta ragazzina viziata e piena di grano: è palese che stai in una dimensione tutta tua, salti da Las Vegas a Miami, i vini più costosi, Bugatti Veyron, gli alberghi da nababbi. Già ti amiamo. Chiaramente l’impostazione della sua voce è old-style e retrò, ma non aspettatevi ballate piano-voce da spaccamaroni. Ok, il sound del disco è principalmente vintage, tra orchestrazioni, pianoforte e sussurri di chitarre surf, ma è reso contemporaneo da un ossatura di beat decisamente…hip hop. No, non è un controsenso: il beat minimale ma efficace della drum machine avvicina il tutto ai lavori più sofisticati di Kanye West e Jay–Z, cioè questa non è una Michael Bublè al femminile, tanto per capirci. Il rovescio della medaglia è che il sottofondo musicale è adeguato ma niente di più. Niente di musicalmente eccezionale, solo un tappeto per la protagonista: la voce di Lana, punto. E se riuscite a fare a meno di sintetizzatori tamarri e facile venire rapiti dalle ottime linee vocali del disco, fino a finire nelle spire di questa stronza a cui avete già voglia di perdonare tutto.
Marco Brambilla
Voto: / 5








