[Leggera] Renato Zero – Presente (2009)

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  Professore – Ancora qui – L’incontro – Questi amori – Muoviti – Non smetterei più – Un’altra gioventù – Quando parlerò di te – Ambulante – Almeno una parola – L’ormonauta – Da adesso – Giù le mani dalla musica – Spera o spara – Vivi tu – Il sole che non vedi –

 

Professore – Ancora qui – L’incontro – Questi amori – Muoviti – Non smetterei più – Un’altra gioventù – Quando parlerò di te – Ambulante – Almeno una parola – L’ormonauta – Da adesso – Giù le mani dalla musica – Spera o spara – Vivi tu – Il sole che non vedi – Dormono tutti

http://www.renatozero.com/

Dopo il piuttosto deludente “Il Dono” del 2005 (che comunque ci ha regalato anche meravigliose perle come “Mentre Aspetto che Ritorni”) Renato Zero torna a sfornare musica. Il nuovo album, dal titolo molto zeriano “Presente”, ha la particolarità d’essere stato prodotto e distribuito senza alcun supporto di major o di indipendenti affermate, primo caso per un grande della Musica Italiana. Zero ha prodotto e distribuito autonomamente l’album con la sua casa discografica Tattica Srl.

Rispetto al suo predecessore quest’ultimo lavoro rappresenta certamente un passo in avanti (non era difficile immaginarlo…) ma è lontano dai picchi raggiunti con “Cattura” del 2003 ed anche da “La Curva dell’Angelo” del 2001. I brani sono molti, ben 17, e ben assortiti. Si parte con “Professore”, canzone nella quale il Nostro ridimensiona il valore della cultura fine a se stessa: Renato si rivolge ad un professore denunciando tutti i limiti della saccenza e della cultura stessa: “…Lo devi ammettere, non basta solo la cultura… Professore, lo devi ammettere, fuori dal libro è molto dura…”. Se si pensa al personaggio di Renato Zero, indiscutibilmente dotato di capacità poetiche ma non appartenente ad alcuna “elite culturale o politica” è giusto (e sacrosanto) che apra un disco mettendo in chiaro che la poesia aleggia all’altezza del cuore e non a quella del cervello.
E’ poi il momento del primo singolo estratto dall’album: “Ancora Qui”. A parte l’uso inappropriato di alcuni termini ormai straripetuti come “follia”, “poesia, la mia”, “ritorno” (a Renà, so diec’anni che ritorni!, ndr), il pezzo non va oltre l’ormai noto atteggiamento ruffiano dell’ultimo Zero. Atteggiamento che purtroppo non si limita al detto brano. Il resto è un alternarsi di brani più o meno interessanti, più o meno carini, poco o meno originali.
Speravo di non dover mai ascoltare un brano come “Spera o Spara”: Renato azzarda la briosa sfacciataggine di canzoni grandi come “Sesso o Esse”, “Profumi, Balocchi & Maritozzi”, “Galeotto fu il Canotto” o lo stesso “Triangolo”, ma non c’entra assolutamente l’obiettivo, non riuscendo a essere ironico come nei titoli.

Un capitolo invece assolutamente positivo di questo nuovo viaggio risulta essere “Questi Amori” in cui finalmente si sente un po’ di vita vissuta, un po’ di passato ricordato: ed è quando si muove in questa direzione che Zero vince sempre e comunque, trovando la giusta espressione per la sua poetica. Un’ironia più misurata e opportuna è espressa ne “L’Ormonauta”. “Giù le Mani dalla Musica” può essere considerata come il piccolo manifesto dei nuovi intenti e delle nuove politiche musicali di Renato, una bella canzone.
Per il resto rimane il mistero del perché Zero abbia deciso di inserire così tanti brani: tanta nostalgia esce fuori anche dalla bruttina “L’Incontro”, in cui si ricorda all’ascoltatore che Renato è di “quell’epoca lì”: “Io sono in pista dal ’70… tra Dylan, Lennon e Sting” … “dal vinile all’mp3 ne abbiamo viste di rivoluzioni io e te”… “che voglia di tornare in piazza, di fargli un culo così…” (è’ proprio il caso di dirlo! Quanta nostalgia!, ndr).
L’album è chiuso con la favoletta stile-Rodari “Dormono Tutti”: l’idea è carina, anche se Renato in questo brano sembra davvero l’imitazione di se stesso (basta chiudere gli occhi per figurarsi Panariello con la parrucca).
 
In assoluto “Presente” non è un brutto album, anche quello che appare retorico credo sia genuino e sincero, ma se si pensa a quello che Renato Zero è stato in grado di regalarci (anche negli ultimi anni!) il risultato appare assolutamente insufficiente. Alla prossima Grande Poeta!

Paolo Bianchi

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