[Leggera] Simone Cristicchi – Dall’Altra Parte Del Cancello (2007)

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L’Italiano – Ti Regalerò Una Rosa – Laureata Precaria – Monet – Non Ti Preoccupare Giulio – Legato A Te – L’Italia Di Piero – Il Nostro Tango – Nostra Signora Dei Navigli – La Risposta – Lettera Da Volterra http://www.simonecristicchi.it/http://www.sonybmg.it/ E’ abbastanza facile adesso fare i fenomeni su questo ragazzo, ora che ha vinto

L’Italiano – Ti Regalerò Una Rosa – Laureata Precaria – Monet – Non Ti Preoccupare Giulio – Legato A Te – L’Italia Di Piero – Il Nostro Tango – Nostra Signora Dei Navigli – La Risposta – Lettera Da Volterra

http://www.simonecristicchi.it/
http://www.sonybmg.it/

E’ abbastanza facile adesso fare i fenomeni su questo ragazzo, ora che ha vinto Sanremo e che un po’ di persone, solitamente impegnate ad andare in delirio per Amici o per popstar provvisorie, si siano accorte che si può parlare di temi scottanti in modo scanzonato e ironico anche in italiano.
L’artista parla spesso con cognizione di causa, ha lavorato in manicomio, gira l’Italia da due anni con uno spettacolo teatrale in tema, conosce bene la realtà di quello di Volterra e ci sbatte in faccia una condizione non proprio idilliaca in cui vengono a trovarsi diverse persone.
L’album di Simone Cristicchi, secondo della sua carriera, è un ritratto abbastanza veritiero della società nazionale d’oggigiorno, che riflette su argomenti quali la pazzia, il precariato e l’eutanasia, tanto per citarne tre, senza far pesare troppo questi oggetti nello sviluppo dei propri brani.

Non saremmo noi però se non trovassimo anche qualcosa che non funziona. O meglio saremmo troppo come tutti gli altri che hanno già eletto “Dall’Altra Parte Del Cancello” come disco del metamillennio. Diciamo che ci sono sì le trovate geniali nelle liriche (“L’Italia è una Repubblica fondata sullo stage” – Laureata Precaria – valga per tutte…), ma anche delle mosse eccessive, tipo aprire l’album con una cover (rifacimento totocutugnaro con variazione alla fine che vi lasciamo scoprire da soli), oppure qualche trovata banalotta in termini di basi e strutture musicali.
Siamo comunque severi verso un buon disco: una volta tanto, l’utilissima kermesse in cui da mille anni si sentono sempre e soltanto le stesse cose, ha questa volta offerto una chance a un cantante interessante, che esce dall’anonimato per proporre il suo modo di raccontare esistenze e parlare di mondi ignorati se non sconosciuti ai più.

I.P.

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