Lenny Kravitz – Black And White America

Lenny Kravitz Black And White America Recensione /5
Il 2011 sarà ricordato come l’anno di nuove uscite di nomi altisonanti del panorama discografico e Lenny Kravitz è sicuramente uno fra questi. A tre anni da “It Is Time For A Love Revolution“, il cantante e polistrumentista newyorkese riappare sulla scena musicale con “Black and White America“. L’album si apre con la title track,

Il 2011 sarà ricordato come l’anno di nuove uscite di nomi altisonanti del panorama discografico e Lenny Kravitz è sicuramente uno fra questi. A tre anni da “It Is Time For A Love Revolution“, il cantante e polistrumentista newyorkese riappare sulla scena musicale con “Black and White America“.

L’album si apre con la title track, un brano molto funk dalle lyrics autobiografiche ed introspettive, nelle quali Kravitz parla dei problemi multirazziali esaminando anche il particolare caso dei suoi genitori (suo padre era bianco ed ebreo, sua madre afro-americana). La seconda traccia “Come On And Get It” è trascinante, con un ritmo molto simile alla precedente, e lascia trasparire venature black. Influenze che si palesano anche nel falsetto suadente di “Liquid Jesus“. Come abbiamo già detto, in Kravitz risiede un’altra anima oltre a quella nera. Grazie al groove di “Rock Star City Life“, si può assaporare nuovamente quel rock energico ed essenziale che era stato l’ingrediente principale del successo di “Are You Gonna Go My Way“.

Nell’album c’è anche spazio per due featuring. Ma se Drake non sembra a suo agio in “Sunflower“, la partecipazione di Jay-Z a “Boongie Drop” conferisce al brano quel qualcosa in più da renderlo un candidato ideale per diventare una hit. Infine non possiamo non citare “Stand“, un vero e proprio tormentone estivo, fresco, allegro, ideale colonna sonora di una vacanza con amici all’insegna del divertimento.

Nonostante i numerosi brani che compongono il disco, ben sedici, “Black and White America” scorre velocemente. L’unica nota negativa sono i due lenti “Dream” e “The Faith Of A Child” che si somigliano un bel po’, ma è un errore facilmente perdonabile in quanto ci troviamo davanti ad un lavoro ispirato, caleidoscopico e versatile, il meglio riuscito dall’epoca del Greatest Hits del 2000. Non c’è alcun dubbio, il Lenny Kravitz che conoscevamo è ufficialmente tornato.

Claudia Falzone

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