Leonard Cohen – Popular Problems

leonard-cohen-popular-recensione 4/5
Ancora una volta, Leonard Cohen regala interpretazioni toccanti e coinvolgenti, su testi poetici e mai banali.

Ottant’anni, compiuti il giorno prima dell’uscita del disco. E sforna ancora musica di altissimo livello. Ladies and gentlemen: Leonard Cohen. “Popular Problems” esce a soli due anni (un vero record nella sua discografia) dall’ultimo lavoro in studio, “Old Ideas”, e presenta nove nuove canzone, un paio delle quali già proposte live o sotto forma di poesia, tra le quali spicca una in particolare: “Born in Chains”, che aspettava di essere pubblicata, dopo diversi arrangiamenti, ben dal 1985.

Come sempre, la prima cosa che colpisce del cantautore canadese è la voce. Bassa, calda, avvolgente, protagonista assoluta della musica. Una voce unica nel suo genere, che trasmette con forza l’emozione del brano che esegue. Anche i backing vocals non sono male, si fondono molto bene con la voce di Cohen evidenziandone l’intensità. Stilisticamente, nell’album troviamo influenze blues e folk, che saltano sul treno del cantautorato, ma anche tocchi di country (i cori della splendida “Did I ever love you?”). “Slow” apre le danze, un lento come promesso dal titolo, che parla di musica tra un doppio senso e l’altro, nel migliore stile dei parolieri blues: «Sto rallentando il tono / Non mi è mai piaciuto veloce / Tu vuoi arrivarci presto / Io voglio arrivarci ultimo». “Nevermind” è uno dei pezzi più innovativi, tra una base dal suono quasi elettronico e intramezzi arabeggianti cantati da una voce femminile. “Born in Chains” si apre con un organo che ricorda un po’ l’inizio di “Whiter Shade of Pale” per poi muoversi verso atmosfere più malinconiche, con il racconto di uno schiavo «nato in catene» e tormentato per tutta la vita. “A Street”, inizialmente recitata nel 2006 alla presentazione del libro di poesie “Book of Longing”, narra di un matrimonio difficile e delle divisioni causate da una guerra civile. A coadiuvare Leonard Cohen nella scrittura troviamo inoltre Patrick Leonard, collega e produttore, con il quale Cohen aveva già collaborato nella realizzazione di “Old Ideas”.

L’interpretazione di Cohen è sempre toccante e coinvolgente, i testi poetici e mai banali. I “Popular Problems” che danno il titolo al disco sono i problemi di tutti, i temi immortali della vita: l’amore, la sofferenza, la salvezza, la rabbia.


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