LMFAO Sorry For Party Rocking

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Se tu fossi il cugino scemo dei Black Eyed Peas e la tua ragione di vita fosse il party selvaggio da fraternità universitaria americana, probabilmente saresti un membro degli LMFAO. Il duo di pestiferi rapper/dj/produttori californiani persevera con l’ode alla festa più sfrenata, e dopo il debutto di un paio di anni fa torna alla

Se tu fossi il cugino scemo dei Black Eyed Peas e la tua ragione di vita fosse il party selvaggio da fraternità universitaria americana, probabilmente saresti un membro degli LMFAO. Il duo di pestiferi rapper/dj/produttori californiani persevera con l’ode alla festa più sfrenata, e dopo il debutto di un paio di anni fa torna alla carica con ‘Sorry For Party Rocking’: più di una dozzina di pezzi dance da spegnere il cervello totalmente e muovere le gambe.

Stilisticamente fanno mucchio selvaggio rubando tutto il rubabile dalla dance più sfracassona: che siano effetti dubstep, sintetizzatori coatti, suoni 8-bit, feeling da Miami…prendono a mani basse dagli ultimi 5 anni di dance senza inventare nulla di nuovo. Liricamente siamo a livello di chiodo fisso, ma proprio terza media: festa festa festa, champagne, festa festa festa, limousine, festa festa festa, troppo rumore per la festa e divagazioni tipo ‘Mettilo In Buca’ e ‘Fai Lavorare Quel Culo’. Il disco si brucia in fretta, impossibile rimanere imballati per tutto il party: bastano i tormentoni già noti come la title track, “Party Rock Anthem” (se vogliamo la “Fight For Your Right…To Party” delle nuove generazioni) e “Champagne Shower”. Il resto è filler, ma strappa una risata.

Marco Brambilla

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