Lorde Pure Heroine

lorde-pure-heroine 3.5/5
Doti di scrittura dei testi non sottovalutabili, una voce che pare celare molto di più di quanto mostri e una indubbia propensione al successo. Questo l'arsenale di Lorde al suo debutto.

Prima di lasciarsi andare a giudizi stereotipati sull’ennesimo fenomeno pop venutosi a creare dalla combinazione dei classici fattori (Synth/Indie/hipster – pop, singolone da milione di views su youtube, bella ragazza che non guasta mai) è il caso di notare anche che, punto uno, Lorde ha da poco compiuto diciassette anni e che già da due lavora a questo esordio e, punto secondo, la ragazzina arriva dalla Nuova Zelanda, non proprio il centro del mondo.
Ok, credo di non avervi convinti del tutto e, in effetti, gli stereotipi tendono a farla da padrone. “Royals”, il primo singolo estratto da questo “Pure Heroine”, volenti o nolenti lo avete ascoltato/ballatto/skippato più o meno tutti e stessa sorte sarà capitata agli altri due singoli “Tennis Court” e “Team”.

Lei è molto carina, ha una voce particolare ma anche molto scazzata. Il beat è protagonista, mentre paddoni, synth e cori vari arrivano a incorniciare brani in cui è tutto ridotto all’essenziale e ruota tutto intorno alla voce. Il resto dell’album pecca un po’ in scrittura, non vi è mai una versa svolta rispetto ad una struttura di successo che ha come elementi portanti quelli già elencati. Melodie melanconiche, suoni rarefatti, un briciolo di scazzo adolescenziale che non guasta mai. Sembra tutto già sentito eppure c’è molto altro su cui soffermarsi. Ci sono delle doti di scrittura dei testi non sottovalutabili, c’è una voce che pare celare molto di più di quanto mostri e una indubbia propensione al successo.


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