Paul McCartney Kisses On The Bottom

3/5
Un disco da “ascoltare una volta tornati a casa dopo una giornata di lavoro, davanti un bicchiere di vino o una tazza di tè”. Paul McCartney definisce così il suo ultimo lavoro. “Kisses On The Bottom” è un’accurata selezione di brani appartenenti alla prima metà del secolo scorso e che hanno a loro modo influenzato

Un disco da “ascoltare una volta tornati a casa dopo una giornata di lavoro, davanti un bicchiere di vino o una tazza di tè”. Paul McCartney definisce così il suo ultimo lavoro. “Kisses On The Bottom” è un’accurata selezione di brani appartenenti alla prima metà del secolo scorso e che hanno a loro modo influenzato l’intera produzione discografica dell’ex Beatles. Dodici cover più due tracce nuove di zecca in linea con lo stile vintage dell’album. Un po’ di delusione per coloro che si aspettavano un ritorno di soli inediti. Dovranno consolarsi con l’idea di una collezione che ha da sempre rappresentato il lato più intimo e privato di Paul. È la colonna sonora dei suoi ricordi, la musica che ascoltava con il papà da bambino e dalla quale trae tuttora ispirazione.

L’artista interpreta alcuni classici di tanti anni fa. Gli arrangiamenti delicati di “Bye Bye Blackbird” e il morbido swing in “It’s Only a Paper Moon” sono solo alcuni esempi di un’opera che cela tutta la bellezza di epoche lontane e in bianco e nero. In questo contesto soft e malinconico si inseriscono perfettamente “My Valentine” e “Only Our Hearts”, brani scritti dall’artista e impreziositi dai contributi di Eric Clapton e di Steve Wonder. “Kisses On The Bottom” è un disco elegante e raffinato, che regala una manciata di emozioni al pubblico più nostalgico e a chi non ha ancora trovato le note più adatte all’inverno in corso.

Riccardo Rapezzi

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