Paul Simon So Beautiful Or So What

3.5/5
Settant’anni e non sentirli. Paul Simon regala al suo pubblico “So Beautiful or So What” un nuovo album che non sa proprio di pensione. L’artista stesso ammette di non voler rinunciare alla propria musica, c’è ancora tanta creatività da esprimere e l’ultimo disco ne è la prova. Le basi sono realizzate con ogni tipo di

Settant’anni e non sentirli. Paul Simon regala al suo pubblico “So Beautiful or So What” un nuovo album che non sa proprio di pensione. L’artista stesso ammette di non voler rinunciare alla propria musica, c’è ancora tanta creatività da esprimere e l’ultimo disco ne è la prova.

Le basi sono realizzate con ogni tipo di strumento, anche di origine africana. Sonorità spesso insolite, ma comunque coerenti in un contesto folk genuino. L’impressione è che l’ex Simon and Garfunkel si diverta ancora tanto alle sei corde. Passione che trasmette a chiare note: la sua chitarra è ancora lì in prima fila a interpretare, con ingannevole semplicità, sia i pezzi più malinconici come la spirituale “Love and Hard Times”, o l’acustica “Amulet”; sia gli spartiti più luminosi di “Getting ready for Christmas Day o “Rewrite”. Brani in cui emerge, oltretutto, il singolare contrasto tra musica e contenuto. Simon tocca temi d’attualità, parla più volte di Dio e di Iraq, ricorda il Vietnam e l’assassinio di Luther King. Il disco, nel complesso, è un efficace binomio tra l’immediatezza del beat e l’impegno testuale.

Bastano un paio di ascolti e la mente è già sugli spalti. Il sound fresco e vivace di “So Beautiful or So What” è contagioso da due casse, figuriamoci dal vivo.

Riccardo Rapezzi

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