Pier Mazzoleni La Tua Strada

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Mazzoleni è un jazzista prestato alla canzone. Il suo approccio alla materia è pacato, intimo, elegante e privo di fronzoli. “La Tua Strada” è un disco strano, lo si potrebbe definire stanco, come quelle confessioni che si fanno, magari al telefono, a tarda notte, con il pensiero già al letto, riflettendo su quanto si è

Mazzoleni è un jazzista prestato alla canzone. Il suo approccio alla materia è pacato, intimo, elegante e privo di fronzoli.

La Tua Strada” è un disco strano, lo si potrebbe definire stanco, come quelle confessioni che si fanno, magari al telefono, a tarda notte, con il pensiero già al letto, riflettendo su quanto si è perso e su quanto si è conquistato.

L’atmosfera è quella di un bar, poco prima dell’orario di chiusura, con il musicista al piano che, nonostante tutto, continua a suonare invitando i pochi stanchi avventori rimasti a fermarsi ancora un poco, mentre un cameriere seduto in un angolo, con uno strofinaccio su una spalla, si gode un piccolo momento di malinconia, aspettando di pulire gli ultimi due tavoli.

Mazzoleni non canta canzoni, recita dei monologhi sopra una base sorniona, pigra, sommessa, delicata e mai invadente che ti accompagna in uno stato d’animo strano, meditativo e introspettivo. “La Tua Strada” è un bel disco, caldo e familiare benché un po’ amaro, come un bicchiere di liquore aromatizzato e invecchiato quanto basta.

Stefano Di Noi

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