[Pop] Baustelle – Amen (2008)

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E Così Sia – Colombo – Charlie Fa Surf  – Il Liberismo Ha I Giorni Contati – L’Aeroplano – Baudelaire – L – Antropophagus – Panico! (A Lee) – Alfredo – Dark Room – L’Uomo Del Secolo – La Vita Va – Ethiopia – Andarsene http://www.baustelle.ithttp://www.warnermusic.it Di questo Amen dei Baustelle si è parlato già


E Così Sia – Colombo – Charlie Fa Surf  – Il Liberismo Ha I Giorni Contati – L’Aeroplano – Baudelaire – L – Antropophagus – Panico! (A Lee) – Alfredo – Dark Room – L’Uomo Del Secolo – La Vita Va – Ethiopia – Andarsene

http://www.baustelle.it
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Di questo Amen dei Baustelle si è parlato già parecchio, e se ne è parlato molto bene. La domanda che si pone per ogni band accompagnata da un certo clamore della stampa, e a maggior ragione se il gruppo è italiano, è: meritatamente?
Indubbiamente il punto di forza di questo disco sono le composizioni e gli arrangiamenti: sono veramente rari i dischi pop italiani arrangiati a questo livello, in maniera assolutamente professionale senza essere invadente, sempre al servizio dei pezzi. La carne al fuoco è molta, 15 pezzi più due ghost track che riescono ad essere vari, sempre molto ‘pieni’ senza per questo annoiare, dosando tra raffinatezze pop e qualche accellerazione più rock.

Anche la scelta di concedere poco (o nulla) alla melodia catchy affidandosi invece a linee vocali suadenti ma mai facili o ruffiane, è encomiabile. Indubbiamente sfavorirà i passaggi radiofonici ma li fa distinguere dal ‘solito’ pop melodico nazionale, e comunque i pezzi funzionano e piano piano si insinuano nella testa dell’ascoltatore fin quasi all’ossessione, pur non essendoci nulla di simile a un ritornello da stadio.
I testi forse sono la cosa che convince di meno, pure se sono considerati uno dei punti di forza da parte del nutrito e fedele nucleo di fan che i Baustelle sono costruiti con i tre precedenti album. Difficile orientarsi nella ridda di citazioni, di intellettualismi e di specchi, di Battiato che gioca a fare gli 883 che giocano a fare Battiato… ci sono dei passaggi veramente molto belli e delle brusche cadute di tono, che potrebbero appunto essere a loro volta ironiche citazioni: certo versi in rima baciata come “Per questo le avanguardie erano occhei / almeno fino al sessantasei”, o “Vede la fine in me che vendo / dischi in questo modo orrendo” sono abbastanza duri da buttare giù. E’ anche vero che “non abbiate pietà, crocifiggetelo, sfiguratelo in volto con la mazza da golf” cantato con quel tono suadente vale intere discografie di gruppi gore…

In conclusione la risposta è sì, si parla meritatamente bene di questo disco ricco di idee e di fascino, e di questo gruppo che è in costante crescita e che dimostra di avere ancora molto da dire, di essere una spanna sopra praticamente a tutti i colleghi nazionali e nonostante questo di avere ancora dei margini di miglioramento.

S.R.

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