[Pop] Maroon 5 – Hands All Over (2010)

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http://www.maroon5.com/http://www.universalmusic.it/pop/ Maroon 5 sì? Maroon 5 no? Allora, il cantante merita schiaffi a prescindere: anche se prova a fare autoironia nei video rimane comunque un’ insopportabile faccia da lumacone. Apparenze a parte, Songs About Jane (2002) è stato un successo meritato; una schiera di tormentoni azzeccati, creati ad arte da una band che aveva lavorato

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Maroon 5 sì? Maroon 5 no? Allora, il cantante merita schiaffi a prescindere: anche se prova a fare autoironia nei video rimane comunque un’ insopportabile faccia da lumacone. Apparenze a parte, Songs About Jane (2002) è stato un successo meritato; una schiera di tormentoni azzeccati, creati ad arte da una band che aveva lavorato tantissimo. E poi? Il seguito It Won’t Be Soon Before Long (2006) ovviamente ha venduto ‘di riflesso’ una paccata di copie, eppure non sembra essere rimasto nei cuori di molte persone. Il terzo disco è sempre critico, ormai è da un po’ che non si facevano sentire e la concorrenza (tipo The Fray, The Script, One Republic…) si fa sempre più forte. Ecco perché c’era una certa attesa per il disco della definitiva maturazione.

Trepidante attesa anche per la collaborazione con Mutt Lange, IL produttore per definizione, quello che ha mandato in orbita AC/DC, Def Leppard e Shania Twain. Ora, non che ci aspettassimo un disco rock dai Maroon 5, ma le promesse erano almeno produzione irresistibile, musica trascinante e melodie memorabili. Che arriva invece? Suoni esageratamente loud e saturi, una serie di canzoni anonime e piagnistei su piagnistei per storie sentimentali a livello di fiction Mediaset. “Misery” è in circolazione da mesi ormai ed è quasi l’unico brano interessante del disco. Seguono una serie di canonici poppettini-funkettini, poi arriva la prevedibile e strappalacrime “Never Gonna Leave This Bed”: almeno è più convincente ma BASTA parlare di donne! Fate venire la nausea!

Si arriva alla seconda parte del disco e arrivano le soprese, e non sempre sorprese positive. La title track subisce l’influenza più netta di Lange in produzione, arrivando a suonare come uno scimmiottamento dei Def Leppard (alla “Pour Some Sugar On Me”) ovviamente annacquato e decisamente fuori luogo. “How” è il successivo spazio ai sentimenti, a questo giro con l’orchestra e il piano dietro. “Get Back In My Life” cerca di smuovere di nuovo le acque col funk-pop ma sembra una sigla Rai anni ’70 (anche se la seconda metà è figa, bisogna ammetterlo).
Il finale per fortuna si riprende con “Just A Feeling” (sentimentale di maniera ma si vede che con questa roba viaggiano meglio) e “Runaway”, che funziona alla grande grazie all’emozionante ritornello. Chiusura per il duetto semicountry “Out Of Goodbyes” con i Lady Antebellum (chi?).
In definitiva i mezzi ce li hanno, ma questa è stata un’incredibile occasione sprecata.

Marco Brambilla

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