[Pop-Punk] You Me At Six – Hold Me Down (2010)

you me at six hold me down 2010 /5
[Pop-Punk] You Me At Six – Hold Me Down (2010) http://www.youmeatsix.co.uk/http://www.virginrecords.com/ Avete presente i Paramore di “All we know is falling”? Bene, togliete le melodie azzeccate, i singoli capaci di trainare, da soli, un intero album e Hayley Williams e avete ottenuto questi You Me At Six. Sì, praticamente sono la band di Franklin, Tennessee,

[Pop-Punk] You Me At Six – Hold Me Down (2010)

http://www.youmeatsix.co.uk/
http://www.virginrecords.com/

Avete presente i Paramore di “All we know is falling”? Bene, togliete le melodie azzeccate, i singoli capaci di trainare, da soli, un intero album e Hayley Williams e avete ottenuto questi You Me At Six. Sì, praticamente sono la band di Franklin, Tennessee, nata nel Regno Unito, senza carisma e spunto creativo. A confermare i grossi punti interrogativi che ci erano sorti quando li abbiamo visti a Berlino (come ospite speciale della band statunitense) arriva “Hold me down”, disco che esce dopo il sorprendente successo del precedente “Take Off Your Colours”.

Dipinti dalla stampa britannica come una band pronta ad esplodere da un momento all’altro, l’unico pensiero che ci sorge ascoltando le 12 tracce è la differenza che c’è tra questa band e le tante, che spopolano l’underground e Internet, che hanno il solo gap di non godere del supporto di una grossa label. Un disco che parte in quinta, con i due pezzi migliori piazzati all’inizio: bella ma meno riuscita “The consequence”, promossa invece “Underdog”, con un ritornello azzeccato ma alla lunga ripetitivo. Per il resto “Hold me down” vola molto basso fino alla fine, riuscendo nella difficile impresa di non affascinare l’ascoltatore, salvo sporadici casi (ritornello di “Take your breath away”, tra tutti).

Parlare di fallimento con i You Me At Six è una cosa miope, visto che parliamo di una band dall’età media inferiore ai 19 anni. Resta da dire che, se confrontiamo queste premesse con quelle di altre realtà del settore, il futuro di questi ragazzi inglesi è lontano dall’essere promettente.

Nicola Lucchetta

 

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