[Pop/Folk] Badly Drawn Boy – Is There Nothing We Could Do (2010)

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   http://www.badlydrawnboy.co.uk/ Dopo sette anni dall´indimenticabile “About a boy”, Damon Gough, alias “Badly drawn boy” torna ad avvicinarsi al mondo del cinema con “Is there nothing we could do”, colonna sonora della commedia dolceamara inglese “The fattest man in Britain”. L´album, che é stato descritto dallo stesso Gough come un “nuovo inizio”, si presenta piú

 

 
http://www.badlydrawnboy.co.uk/

Dopo sette anni dall´indimenticabile “About a boy”, Damon Gough, alias “Badly drawn boy” torna ad avvicinarsi al mondo del cinema con “Is there nothing we could do”, colonna sonora della commedia dolceamara inglese “The fattest man in Britain”.

L´album, che é stato descritto dallo stesso Gough come un “nuovo inizio”, si presenta piú sotto le spoglie di concept album che sotto quelle di soundtrack: meno pezzoni pop rispetto alla precedente “About a boy” e un tema centrale attorno a cui si sviluppa la trama delle tracce.

Si parte con “Opening Theme”, classica overture di ogni concept che si rispetti, si continua con le atmosfere sognanti di “Is there nothing we could do” pezzo cardine dell´album che viene ripreso e riarrangiato piú volte, per passare poi alla classica chitarrina spensierata badlydrawnboyana di “Guitar medley” e “Been there, verified” e finire con la malinconica “I´ll carry on”.

I pezzi scorrono veloci e leggeri in un susseguirsi di ritornelli ed arrangiamenti onirici che si fondono l´uno con l´altro creando un unico ensemble sinfonico intervallato qua e la da passaggi strumentali che rimarcano il concetto chiave del  disco.

Caratteristica dominante dunque l´omogeneitá, che se da un lato ha il grande merito di rendere fluida e scorrevole la composizione dell´album, dall´altro rischia di tediare con melodie forse troppo stucchevoli e ripetitive.

“Piano theme”, “Amy in the garden” e “All the trimings” portano forse un po’ troppo all´esasperazione lo slancio intimista che pervade l´intero album, che riesce comunque a rimanere fino alla fine un ascolto piacevole.

Detto questo, non si percepisce lo stravolgimento stilistico tanto anelato dal cantante, che continua anche in questa occasione ad alternare piano, chitarra ed orchestra in una serie di melodie semplici e mai troppo invadenti.

Non si tratterà di un capolavoro insomma, ma di certo “Is there nothing we could do” rimane un album gradevolissimo, delicato ed emotivo, come del resto tutti i precedenti lavori di Badly drawn boy.

Valentina Lonati

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